Le forze che muovono la storia

LOANO, IL MEETING E L’UOMO CHE VIVE
Massimo Recalcati e Francesco Rutelli, don Marco Pozza e Silvio Cattarina. Oscar Giannino, Wael Farouq e Luigi Ballerini. In Liguria si sono scaldati i motori per la kermesse di Rimini. Alla scoperta di quali forze muovono la storia
Paolo Desalvo10.07.2018
Dal 4 all’8 luglio nella splendida cornice della Marina di Loano si è svolta la terza edizione del pre Meeting, iniziativa promossa dal Centro culturale Cara Beltà di Varigotti e dal Banco di Solidarietà del Padre Santo di Loano. Scopo: anticipare e approfondire alcuni dei temi trattati al Meeting di Rimini. Per questo il titolo è lo stesso: “Le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l’uomo felice”.

La serata inaugurale si è aperta con il saluto di monsignor Guglielmo Borghetti, che ha introdotto il primo incontro “Il protagonista della storia è l’uomo che vive”. Il Vescovo di Albenga Imperia ha sottolineato come l’essere umano è chiamato a realizzarsi nella storia, proprio perché la parola protagonista, nella sua etimologia, significa lottatore, e la storia ha un senso e si chiama: Gesù Cristo.

Subito dopo, si entrati nel vivo del tema con Francesco Rutelli, già pluriministro e sindaco di Roma, e Giorgio Vittadini, presidente della fondazione Sussidiarietà, moderati da Emilia Guarnieri, presidente Fondazione Meeting. Pur partendo da esperienza diverse, i due relatori hanno evidenziato come questo tempo sia in balia dell’immediato, con una impazienza che rende impossibile cogliere il senso della Storia. Ma il protagonista della storia è l’uomo che vive il presente raccordandosi con il tutto, con la consapevolezza che ogni vita getta un seme che darà frutti in un tempo che non è il nostro.
La Marina di Loano
La Marina di Loano
Franceco Rutelli e Giorgio VittadiniFranceco Rutelli e Giorgio Vittadini
Il giorno dopo, è don Marco Pozza, cappellano del carcere “Due Palazzi” di Padova, a essere protagonista dell’incontro: “Non lasciate soli i sognatori”. Il sacerdote padovano ha raccontato della sua esperienza tra i carcerati. Tante storie drammatiche e difficili come quella di Iacopo, che proprio in carcere ha saputo trovare la strada della speranza e della vita, fino a chiedere il Battesimo, testimoniando che anche «una vita piena di dolore e di solitudine può ricominciare grazie a un incontro, rendendo la persona protagonista della storia».

Venerdì 6 luglio Silvio Cattarina e alcune ragazze della comunità di recupero di tossicodipendenti “L’imprevisto” hanno partecipato all’incontro: “Un imprevisto è la sola speranza”. Cattarina ha sottolineato che «la grande battaglia quotidiana con i giovani della sua comunità riguarda la concezione che hanno di se stessi: non sono venuti al mondo per il nulla, ma per qualcosa di grande». Il bene, il positivo della vita è di gran lunga superiore al male ricevuto.
Il pubblico di LoanoIl pubblico di Loano
Nell’incontro serale, Massimo Recalcati ha svolto una lezione su: “La prigione del sacrificio”. Lo psicoanalista ha spiegato come l’ideologia del sacrificio pervade il mondo umano. «L’uomo spesso cerca la sofferenza in nome di una vita più grande che gli sarà donata in un futuro». Tutto questo ha permeato non poco anche una certa concezione cristiana della vita, intesa come sacrificio e non come perseguimento della Bellezza. Altro tema affrontato: se il desiderio non coincide con il dovere, la realtà diventa pesante e faticosa, ma il destino dell’uomo è quello di realizzare la coincidenza di ciò che si ha da compiere con se stessi, in modo da non essere diviso tra desiderio e dovere. Per questo ha citato Sant’ Agostino: «Ama e fa ciò che vuoi».

Sabato 7 luglio il giornalista Giorgio Paolucci e Wael Farouq, docente di Lingua araba in Cattolica, hanno parlato su “Migranti, la sfida dell’incontro”. Paolucci ha spiegato, cifre e dati alla mano, che non siamo vittime di un’invasione di profughi, ma che, anzi, «questo movimento per molti aspetti inarrestabile nasce dal desiderio dell’uomo che ricerca il meglio e il bene per sé e per coloro che ama». Farouq ci ha ricordato come «questi giovani della seconda generazione di immigrati, nati in Italia, sono italiani a tutti gli effetti» e che chiedono di vivere nel nostro Paese come protagonisti e non come gregari; storie di giovani che desiderano costruire.
Don Marco PozzaDon Marco Pozza
Alle 21 il giornalista economico Oscar Giannino e Emmanuele Forlani, membro del Cda Meeting di Rimini, hanno ragionato su: “Non solo numeri, l’economia e i bisogni dell’uomo”. Giannino e Forlani ci hanno aiutato ad approfondire i temi economici non soltanto partendo dal dibattito tutto italiano su spesa pubblica, tassazione, rapporto deficit/Pil, ma dal fatto che, negli ultimi quarant’anni, nel mondo la qualità della vita è migliorata sensibilmente e si è data una speranza anche ai più poveri. Un uomo realizzato nei suoi desideri, si è detto, è capace di creatività e di costruttività nel lavoro.

Domenica Luigi Ballerini, scrittore e psicoanalista, ha chiuso la kermesse ligure con l’incontro: “Emergenza educativa: costruire (oppure no) il futuro di un popolo”. Ha spiegato come sia necessario «offrire ai giovani la realtà e una esperienza di vita positiva, piena, non semplicemente togliere loro delle cose, per paura che si facciano male». Perché questa è la generazione di giovani più controllata e nello stesso tempo più abbandonata. Occorre, quindi aiutarli a usare la loro libertà per diventare autonomi, ma non indipendenti.
A tutti gli incontri non sono mancate domande e osservazioni da parte del pubblico.

Spenti i riflettori, ripensando all’affluenza e l’attenzione riservata a tutti gli eventi proposti, spettacoli compresi, ci sono venute in mente le parole di Italo Calvino: «L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio».

Occorrono uomini appassionati alla verità e instancabili testimoni del vero incontrato e vissuto, esattamente come abbiamo potuto incontrare in questi giorni. E che rivedremo ad agosto al Meeting di Rimini.

https://it.clonline.org/news/cultura/2018/07/10/meeting-loano-2018

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Colui che ci porta al destino

  

CARRÓN AI GIOVANI DI CL: «A ROMA DAL PAPA COME MENDICANTI»

L’11 e il 12 agosto papa Francesco incontrerà i giovani italiani per pregare in vista del Sinodo di ottobre. Il Presidente della Fraternità ha scritto ai 740 studenti che parteciperanno a un pellegrinaggio di preparazione a quei giorni. Ecco le sue paroleJulián Carrón

L’11 e 12 agosto papa Francesco incontrerà, prima alla Veglia di preghiera al Circo Massimo e poi alla Messa in piazza San Pietro, i giovani italiani in vista del Sinodo di ottobre (“I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”). In preparazione a questi incontri, Comunione e Liberazione ha organizzato un pellegrinaggio di cinque giorni lungo il percorso delle Basiliche papali di Roma, a cui parteciperanno 740 tra maturati e laureandi. A loro, per i gesti con Francesco, si uniranno altri 1200 giovani provenienti da tutta Italia. Per l’occasione don Julián Carrón ha scritto questo messaggio.

Perché andare a Roma nel cuore dell’estate? Perché qualcuno ci ha convocato, il Papa; non è qualcosa che abbiamo tirato fuori noi dal cilindro. Ci ha invitato qualcuno di cui ci fidiamo.
Quali ragioni abbiamo per fidarci? Dobbiamo guardare alla nostra esperienza. Ce lo ha ricordato papa Francesco con «le parole che Gesù disse un giorno ai discepoli che gli chiedevano: “Rabbì […], dove dimori?”. Egli rispose: “Venite e vedrete” (Gv1,38-39). Anche a voi Gesù rivolge il suo sguardo e vi invita ad andare presso di lui. Carissimi giovani, avete incontrato questo sguardo?» ( Lettera ai giovani in preparazione del Sinodo, 13 gennaio 2017).

L’incontro con il movimento è stato per ciascuno di noi l’imbattersi in uno sguardo carico di promessa, in una proposta che abbiamo percepito come una novità poiché non coincideva con le immagini che ci eravamo fatti del nostro cammino. Pensiamo ai discepoli, anche a loro è capitato lo stesso dopo avere incontrato Gesù: perché dovevano seguire quell’uomo? Lo hanno seguito perché corrispondeva alle loro attese. Una volta percepita questa corrispondenza, assecondarla ha significato andare a trovarLo il giorno dopo e il giorno dopo ancora. E quanto più si incrementava la certezza nei Suoi confronti tanto più avevano desiderio e ragioni per fidarsi di Lui e quindi per seguirLo: si alzavano la mattina senza sapere dove gli sarebbe venuto in mente di andare, e qualcuno di loro avrebbe potuto dire: «Perché non andiamo dal tal rabbino che legge l’Antico Testamento e così ci avviciniamo di più al Mistero? Perché il mio rapporto con il Mistero deve passare dall’andare a pescare con questo tizio?». Voi che cosa avreste fatto davanti all’invito a salire sulla barca per andare a pescare?

La realtà è la modalità attraverso cui il Mistero mi raggiunge e mi convoca perché Lo segua. Ne Il senso religioso, don Giussani descrive così questa dinamica: «Per tutta la vita […] essere sospesi al cenno di questo ignoto “signore”, […] l’uomo, la vita razionale dell’uomo dovrebbe essere sospesa all’istante, sospesa in ogni istante a questo segno apparentemente così volubile, così casuale che sono le circostanze attraverso le quali l’ignoto “signore” mi trascina, mi provoca al suo disegno […], semplicemente aderendo alla pressione delle occasioni. È una posizione vertiginosa» ( Il senso religioso, Rizzoli, Mi 2010, p. 189), insostenibile da parte nostra. Per questo l’ignoto signore è diventato carne in un uomo che si muoveva secondo una modalità imprevedibile, che non coincideva con quello che immaginavano coloro che lo incontrarono e che forse avranno pensato: «Io oggi sarei andato a pescare e invece Lui dice che dobbiamo andare a Cafarnao». Immaginate quante volte sarà capitato agli apostoli! Ed è stupendo poterlo leggere nei Vangeli, perché così possiamo cogliere che cosa è il cristianesimo: un Fatto che è entrato nella storia e che si attua dentro le circostanze, allora e anche oggi.
Certo, ogni uomo può immaginare una modalità per mettersi in rapporto con il Mistero, e questo è parte della dinamica del senso religioso: un tentativo di costruire un ponte verso l’ ignoto signore. Ma è accaduto qualcosa che ha capovolto il metodo: c’è un’altra modalità – più semplice, più audace, più bella, più ragionevole – per entrare in rapporto con il Mistero, ed è imbattersi in una diversità umana – a scuola, in università, nel lavoro − che Lo rende presente nel presente. E questa modalità è alla portata di tutti, ma solo i semplici la riconoscono. Il semplice è colui che, incontrandoLo, si rende immediatamente conto che si è aperto un altro file, e che quel Cristo in cui si è imbattuto non è uno dei tanti dei nel Pantheon immaginato dagli uomini di ogni epoca.

Per questo dobbiamo tornare ogni volta agli episodi del Vangelo. Immagina di essere Marta o Maria: è meglio darsi da fare per servire a tavola o stare ad ascoltare Gesù? E se mai ti toccasse di servire, ti lamenteresti di questo? Se tu fossi a un pranzo con Gesù, ti dispiacerebbe servire quella presenza eccezionale? Saresti onorata di farlo! Solo se noi capiamo le ragioni, potremo goderci tutto ciò che facciamo. Altrimenti lotteremo sempre con immagini che sono nella nostra testa, dovendo cancellare dalla nostra memoria tutto quello che abbiamo vissuto. Per questo è stupendo che, dopo tutto quello che avete vissuto in questi anni, convocandovi a Roma insieme al Papa, il Signore metta ciascuno di voi davanti alla grande domanda che rivolse a Pietro sulla riva del lago, quel mattino in cui aveva cucinato del pesce per i Suoi amici: «Mi ami tu?». È bellissimo che non ve la risparmi proprio in questo momento della vostra vita.
Siete amici per questo, per aiutarvi a rispondere ciascuno personalmente e con semplicità alla domanda di Gesù. E non ci sarà un gesto più amicale tra di voi che assecondare Colui che vi porta al destino. Se non generiamo rapporti a questo livello, con persone con cui uno andrebbe in capo al mondo – perché l’unica ragione per cui siamo insieme è questa: andare al destino –, vi sfido a verificare quanto tempo dureranno le vostre amicizie.

Qual è il volto di questo destino oggi? Ritorniamo al punto di partenza: qual è il volto di Cristo oggi per noi, secondo un’immagine che non sia dettata da quello che “pensiamo” di Lui? La Sua faccia oggi ci raggiunge attraverso il gesto del pellegrinaggio a Roma, a cui siamo chiamati proprio da Cristo presente nella storia attraverso il Suo vicario, il Vescovo di Roma.
La modalità attraverso cui il Mistero ti chiama è un fatto storico, una circostanza concretissima: in questo momento la guida stabilita da Cristo come punto autorevole ultimo per la nostra vita di fede, cioè il Papa, ci convoca a Roma. Questa estate il Mistero vi interpella attraverso questa modalità, e saprà Lui come aiutarvi a rispondere alle domande che avete sul vostro futuro – penso soprattutto a chi ha terminato la scuola superiore e l’università −.
È solo assecondando questo metodo che mi preparo ad affrontare il futuro, perché il Mistero mi offrirà i segni per trovare la mia strada. Ma la troverò solo rimanendo immerso in questo luogo che è il movimento dentro la Chiesa, perché solo così Cristo determinerà talmente il mio modo di guardare che comincerò a vedere. «Fu guardato e allora vide», dice sant’Agostino di Zaccheo. Solo se noi siamo letteralmente “a mollo” in un luogo dove Cristo riaccade costantemente, possiamo fare esperienza di una conoscenza del reale, che ci consente di intercettare gli indizi attraverso cui il Mistero chiarisce qual è la nostra strada; altrimenti sarà impossibile vedere quello che avremo davanti al naso.

I discepoli hanno potuto capire di più che cosa è la vita, che cosa è la vocazione, che cosa dovevano fare solo assecondando il rapporto con Gesù, che faceva emergere con chiarezza sempre maggiore chi erano loro stessi e chi poteva rispondere al loro cuore. E così hanno acquisito uno sguardo sufficientemente allargato per riconoscere i segni della vocazione. Ci rendiamo conto di quale novità Cristo ha introdotto nella vita?
Quando non capiamo che tutto si chiarisce assecondando la Sua presenza, cominciamo a complicarci la vita. In che cosa consiste il problema dell’affettività? E quello del futuro? E della vocazione? Tutto si gioca nel rapporto con un luogo dove Lui si rende presente. Per questo io posso avere una conoscenza vera, nuova, originale, spalancata a tutto, solo se vivo in contemporaneità con Cristo. Andare a Roma è una modalità attraverso cui Cristo si rende contemporaneo a ciascuno di voi.

La nostra unica certezza è che se non andiamo dietro a Colui che abbiamo incontrato, tutte le nostre certezze crollano una dopo l’altra. La certezza non riguarda innanzitutto quali studi farete, quale lavoro troverete e chi sposerete; e se hai già preparato le partecipazioni per il matrimonio, scelto il ristorante e il menù della festa, che cosa te ne fai di tutto questo se ti manca Lui?
Un pellegrinaggio è sempre un gesto di mendicanza. Per questo andiamo a Roma come mendicanti, perché Cristo ci tenga una mano sulla testa. Ciò di cui noi abbiamo bisogno è di imparare il senso del Mistero, che si comunica nel tempo attraverso un punto storico concreto e che ci chiama a seguirLo, assecondandoLo. Vi conviene seguire, invece di sottomettere la presenza storica di Cristo al vaglio della vostra misura decidendo voi “come” deve rendersi presente nella vostra vita; non comportatevi come Pietro che, davanti all’invito di Gesù: «Andiamo a Gerusalemme, perché il Figlio dell’uomo deve soffrire», reagisce bruscamente: «No! A Gerusalemme no, per carità!» (cfr. Mt 16,21-23), facendo sedere Gesù al banco degli imputati.

Perciò andando dal Papa, domandate, mendicate la conoscenza nuova che Cristo ha promesso a chi lo segue con la semplicità di un bambino. Come dice san Paolo, noi non sappiamo neanche che cosa chiedere; con il desiderio di avere un atteggiamento di mendicanza, domandate a Cristo: «Dammi perfino questo atteggiamento, perché da solo non me lo so dare». Per questo cominciamo ogni gesto della vita del movimento chiedendo lo Spirito, perché è lo Spirito che viene in nostro aiuto – dice san Paolo – per darci quello che non possiamo neanche immaginare, per metterci in quella posizione di domanda che ci permette di riconoscere la risposta quando arriva. Come vedete, non possiamo dare niente per scontato, neanche di avere questa posizione. Perché anche la posizione ultima di domanda è frutto di un incontro, come ci testimonia l’Innominato del Manzoni; al cardinale Federigo che gli domanda: «Voi tornerete, n’è vero?», risponde: «S’io tornerò? […] Quando voi mi rifiutaste, rimarrei ostinato alla vostra porta, come il povero» ( I promessi sposi, Bur, Mi 2012, p. 486). Più cresce la familiarità con Lui, più emerge con chiarezza la nostra povertà e Chi risponde.

Il pellegrinaggio a Roma vi farà approfondire ancora di più tutto quello che avete vissuto in questi anni. Un gesto come questo educa più di tanti discorsi che potremmo fare. Perciò: buona verifica, augurandovi l’esperienza del centuplo.

Papa Francesco Papa Francesco