Buona Pasqua!!

E con un ramo di mandorlo in fiore,
a le finestre batto e dico: «Aprite!
Cristo è risorto e germinan le vite
nuove e ritorna con l’april l’amore
Amatevi tra voi pei dolci e belli
sogni ch’oggi fioriscon sulla terra,
uomini della penna e della guerra,
uomini della vanga e dei martelli.
Aprite i cuori. In essi irrompa intera
di questo dì l’eterna giovinezza ».
lo passo e canto che la vita è bellezza.
Passa e canta con me la primavera.

Ada Negri

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La ricompensa

 

I IL MISTERO DELLA CARITÀ DI GIOVANNA D’ARCO (Ch. Péguy)

Lei piangeva, piangeva, ne era diventata brutta. Lei, la più grande Beltà del mondo.
La Rosa mistica.
La Torre d’avorio.

Turris eburnea.
La Regina di beltà.
In tre giorni era diventata spaventosa da vedere.
La gente diceva che era invecchiata di dieci anni.
Non se ne intendevano. Era invecchiata più di dieci anni.
Lei sapeva, sentiva bene che era invecchiata più di dieci anni.
Era invecchiata della sua vita.
Che imbecilli.
Di tutta la sua vita.
Era invecchiata della sua vita intera e più che della sua vita, più di una vita. Perché era invecchiata di una eternità.

 

Era invecchiata della sua eternità.
Che è la prima eternità dopo l’eternità di Dio. Perché era invecchiata della sua eternità.

Era diventata Regina.
Era diventata la Regina dei Sette Dolori.

Lei piangeva, piangeva, era diventata così brutta. In tre giorni.
Era diventata spaventosa.
Spaventosa da vedere.

Così brutta, così spaventosa.
Che ci si sarebbe burlati di lei. Sicuramente.
Se non fosse stata la madre del condannato.

Piangeva, piangeva. I suoi occhi, i suoi poveri occhi. I suoi poveri occhi erano arrossati dalle lacrime.
E non avrebbero mai visto veramente chiaro.
Dopo.

Poi.
In seguito.
Mai più.
Mai ormai avrebbe veduto veramente chiaro.
Per lavorare.
Eppure dopo sarebbe stato necessario lavorare per guadagnarsi la vita. La sua povera vita.
Lavorare ancora.
Dopo come prima.
Fino alla morte.
Accomodare le calze, i calzini.
Giuseppe avrebbe logorato ancora.
Infine tutto quello che una donna deve fare nella sua casa.
Ci vuol tanto per guadagnarsi la vita.

Lei piangeva, era diventata spaventosa.
Le ciglia incollate.
Le due palpebre, quella di sopra e quella di sotto, Gonfie, peste, sanguinolente.
Le guance devastate.

Le guance scavate.

Le guance segnate.
Le lacrime le avevano come solcato le guance.
Le lacrime da ogni lato le avevano scavato un solco nelle guance.

Gli occhi le ardevano, le bruciavano. Mai si era pianto tanto.
Eppure piangere le era di sollievo. La pelle le ardeva, le bruciava.

E lui intanto sulla croce le Cinque Piaghe gli bruciavano. E lui aveva la febbre.
E lei aveva la febbre.
Ed era associata così alla sua Passione.

Lei piangeva, e aveva un’aria così strana, così spaventosa a vedersi. Così spaventosa.
Che si sarebbe riso certamente.
E che ci si sarebbe burlati di lei.

Certamente.
Se non fosse stata la madre del condannato.
Perfino i monelli di strada si voltavano dall’altra parte. Quando la vedevano.
Voltavano la testa.
Voltavano gli occhi.
Per non ridere.
Per non riderle in faccia.
E non si sa, forse anche per non piangere.
[…]

E l’avevano incamminato alla morte. A quella morte.
Lo tenevano bene.
Questa volta.

E non l’avrebbero lasciato andare.
Non l’avrebbero lasciato più.
Ah lui non brillava più in mezzo ai dottori. Seduto in mezzo ai dottori.
Non brillava.
E tuttavia brillava eternamente.
Più di quanto abbia mai brillato.

 

Più di quanto abbia brillato altrove.
Ed ecco qual era la ricompensa.
Si è qualche volta stranamente ricompensati nella vita. Si hanno a volte strane ricompense.
E stavano così bene insieme.
Il ragazzo e la madre.

Erano stati così felici a quei tempi. La madre e il ragazzo.

Ecco qual era la sua ricompensa. Ecco com’era ricompensata.

Di avere portato.
Di avere partorito.
Di avere allattato.
Di avere portato.
Nelle sue braccia.
Colui che è morto per i peccati del mondo.

Di avere portato.
Di avere partorito.
Di avere allattato.
Di avere portato.
Nelle sue braccia.
Colui che è morto per la salvezza del mondo.

Di avere portato.
Di avere partorito.
Di avere allattato.
Di avere portato.
Nelle sue braccia.
Colui per il quale i peccati del mondo saranno rimessi.