L’origine di ciò che abbiamo di buono

De Wohl. San Benedetto e il germe dell’Europa
Chi ancora non conosce i libri di Louis de Wohl ha un’occasione prelibata per entrare nell’appartamento fantastico di questo sottovalutato scrittore da una delle sue stanze migliori. Ci troviamo con lui al piano superiore di un palazzo, quello del romanzo storico. Ma a casa de Wohl si respira, oltre ad un’intensa aria di ieri, anche il salubre ossigeno dell’oggi e si avverte pure un vago profumo di futuro. La città di Dio è la storia di san Benedetto in un duplice senso: la storia di un tempo andato, quella del turbinoso VI secolo, dello scontro sul suolo italico tra goti e bizantini, e la storia d’amore di un sensibile giovane di Norcia con l’Amore eterno. L’una storia illumina l’altra e la penna di de Wohl trae da questo riverbero incrociato un affresco vivido che muove cuore e mente. Siamo in un’epoca in cui i tracotanti germani tengono sotto il tallone i latini. In cui corruzione del clero e lacerazioni ecclesiali dilaniano la cattolicità, mentre a Oriente s’affaccia una nuova potenza, quella di Bisanzio. In questa desolante cornice alcuni spiriti probi, come Cassiodoro e soprattutto Boezio, percorrono stoicamente la via delle antiche virtù dei padri irrorate dallo spirito cristiano. In tale movimentata cornice il mite, sensibile e deciso Benedetto riceve e coltiva, dapprima in solitudine e poi in comunità, la sua intuizione di un mondo nuovo, orientato all’unica speranza resistente alla tignola del tempo ed anzi capace di purificarlo. E quando Totila rimarrà annichilito davanti alla presenza di Benedetto, diventato rinomato abate a Montecassino, il lettore assapora il germe di quella Europa nella quale, 1500 anni dopo, sta leggendo queste pagine avvincenti.
Tommaso Ricci

Da Tracce , Segnalibro