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Se la speranza nasce da un gesto

Come un risveglio collettivo, come un raggio di sole che squarcia il buio, come la speranza che fa capolino in un momento difficile come quello attuale. Come una vita che irrompe. È stata tutto questo, e molto di più, la Giornata nazionale della Colletta Alimentare, festeggiata ieri da Vigevano a Palermo, da Cagliari a Bari, passando per le valli bergamasche e l’Appennino calabrese. Festeggiata, sì, perché di un evento gioioso si tratta: i volti di studenti, anziani, volontari, alpini, sacerdoti, madri, padri e figli, manager e disoccupati, ancora una volta ieri hanno testimoniato che con il più semplice gesto di carità – condividere il pane con chi non ne ha – fa irruzione nella storia la letizia.

Proprio quest’impeto gioioso è rimasto impresso negli occhi e nella voce di Giulio Maria Villani, direttore dell’Ipercoop di Vigevano, che racconta: “Mi ha molto colpito l’invasione di queste ragazzine frizzanti ed entusiaste, che hanno incontrato instancabilmente tutti i clienti per proporre la spesa solidale. E subito anche noi del punto vendita ci siamo dati da fare per favorire al meglio un’organizzazione logistica, peraltro già molto precisa. È molto confortante vedere giovani così, in un periodo in cui si è portati a ridurli solamente a storiacce di baby prostitute o a sfaccendati. E invece, hanno scelto di “perdere” una giornata per una grande iniziativa di solidarietà, quando potevano scegliere di andare a divertirsi chissà dove”. Con una conseguenza non secondaria: “Hanno portato una gioia grande in tutto il centro commerciale, dove di norma siamo abituati a vedere visi tristi e sconfortati di tanti clienti: i ragazzi della Colletta, hanno proprio ridato vita a tutti!”. E anche i dipendenti del supermercato si sono uniti a questa festa: “Sì, ho dato indicazione a tutti i dipendenti di partecipare almeno con cinque euro alla Colletta, e la risposta è stata ottima. Poteva essere diversamente?”.

L’italiano di Mustafà, invece, è stentato, e parla di una vita fatta di calzini venduti in mezzo alla strada, tra freddo e disprezzo. È appena rientrato a Pontedera, dopo una giornata trascorsa a Firenze. Una giornata apparentemente uguale alle altre – Mustafà si reca ogni giorno nel capoluogo toscano per “lavorare” – ma in realtà completamente differente: per il terzo anno consecutivo, infatti, era tra i volontari della Colletta Alimentare. “La prima volta – ci tiene a rimarcare – mi ha invitato Paola (una volontaria di Firenze, ndr) e ho accettato subito, pur dovendo rinunciare ad una giornata di lavoro”. Che vuol dire rinunciare a vendere calzini e accendini, l’unico sostentamento. Perché, Mustafà? “Perché io sono povero, e so cosa si prova a vivere in questa condizione. Per cui, tutto ciò che viene fatto per alleviare la povertà merita di essere fatto. Per questo io faccio la Colletta da tre anni”.

Ma c’è di più: “Mi rende molto felice fare questo, mi rende molto felice” ripete in continuazione, quasi con la voce rotta dall’emozione “e vi ringrazio per quello che fate”. Talmente contento, questo senegalese di 34 anni, che ha coinvolto in questa giornata un suo amico: “Ieri sera (venerdì ndr) ho proposto al mio amico Mudu, anch’egli del Senegal, di venire con me a Firenze, non per lavorare ma per fare la Colletta insieme a me: ha accettato, e anche lui è rimasto contentissimo”.

Scendendo dalla Toscana al Lazio, la musica non cambia. La sfiducia lascia il posto alla speranza, la ricchezza della gratuità ha la meglio sullo sconforto. Quando due anni fa l’azienda in cui lavorava è fallita, per Stefano Tofani è iniziato un periodo durissimo: a 53 anni, trovare un nuovo lavoro si è rivelata impresa al limite dell’impossibile. “Niente da fare: da allora non riesco a trovare niente di concreto”. Ma ieri, tra i quattrocentosessanta volontari di Aprilia, in provincia di Latina, lui è stato tra i più certi: “Questo gesto lo faccio da ben quattordici anni, ma non lo salterei per nulla al mondo, perché provando a dare una risposta al bisogno di tante persone che poi, a ben vedere, stanno davvero male − io tutto sommato me la cavo − mi rende davvero lieto. In realtà, prima che farlo per gli altri, lo faccio per me, per la mia pienezza. E ogni anno non rimango deluso”. E ora che il lavoro non c’è? “Vede, come diceva Einstein, il problema di una crisi economica è soprattutto la crisi delle persone. Oggi i disoccupati sono talmente sfiduciati da non cercare più lavoro. Io, invece, questa mattina, come le mattine degli ultimi due mesi di preparazione della Colletta, ho trovato una grande ragione per alzarmi dal letto, mettermi in moto, tornare a sperare. Così, insieme ai miei tre amici con cui partecipo al gesto, ho la possibilità di non ripiegarmi su me stesso: tutto diventa più bello, più facile, e ci sente accolti, utili, ben voluti”. Insomma, come diceva qualcuno, “Comunque andrà, sarà un successo”. “Per me − conclude − è un successo in partenza, scegliere di darsi per gli altri, significa scoprire se stessi”. In bocca al lupo, Stefano. “Crepi, e grazie”.

Nel quartiere Borgo Vittoria, a Torino, la Colletta Alimentare quest’anno tra i volontari ha avuto un amico in più: Hadi Abner Alì, un marocchino che vive aiutando i clienti di un supermercato a spostare carrelli, o i dipendenti in piccoli lavoretti. È una persona colta, Hadi, che ha girato il mondo, e parla tre lingue: ma la sorte gli è stata avversa, al punto che anche la moglie lo ha lasciato perché, come dice la legge coranica, il marito deve mantenere la famiglia. E lui, di lavori concreti, non ne ha avuti, in dieci anni di presenza nel nostro Paese.

“L’ho conosciuto nel corso di un’altra raccolta − racconta Massimo Carraro, volontario di Torino − dove si è coinvolto con entusiasmo. Mi aveva colpito, in particolare, il suo modo umile di lavorare. Al termine di quella giornata, gli ho detto: siamo amici, quindi fai la spesa e compra non ciò di cui hai bisogno, ma ciò che desideri. E così è stato. Poi l’ho anche riaccompagnato a casa, e mi ha chiesto se, visto che eravamo amici, gli pagavo le sigarette, cosa che ovviamente ho fatto senza esitazione. Alla fine, ci siamo scambiati i numeri di telefono. Poi, però, non ci siamo sentiti per un po’, fino a quando, qualche giorno fa, mi ha mandato un sms: “Sono il ragazzo del Penny Market, vorrei partecipare alla Colletta” mi ha detto definendosi “ragazzo”, nonostante la sua età. In breve: quello che sembrava un incontro casuale, quasi destinato a finire, è diventata una bellissima condivisione. Oggi, così, abbiamo avuto un amico in più che ha partecipato alla Colletta, coccolato anche dagli altri miei amici volontari, e rimasto ancora più contento per un gesto cui ha chiesto di poter partecipare. Talmente contento che mi ha confessato di non aver fumato per tutta la mattinata per rispetto della Colletta, lui che è un fumatore incallito!”. Massimo, infine, aggiunge un particolare: “Hadi mi ha spiegato che quell’Abner, nel nome, sta a significare ‘Figlio di Dio'”. Insomma, Hadi è felice e accolto, proprio come un figlio di Dio. È questo il volto profondo − e coinvolgente − di una giornata unica come la Colletta Alimentare.

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Da un gesto una speranza

In oltre 10 mila supermercati si raccoglie cibo destinato ai più poveri. E Andrea Giussani avverte: i servizi tv di Iene e Striscia possono avere conseguenze gravi

colletta-banco-alimentare-2013«La Colletta alimentare è un gesto semplice che fa riscoprire a un popolo intero la gioia di donare e rispondere al bisogno delle persone, che parte dalla spesa e arriva più in profondità». È questo, in sintesi, il motivo per cui la Giornata nazionale della colletta alimentare non passa di moda. Sabato 30 novembre si terrà in oltre 10 mila supermercati la sua 17esima edizione e come spiega a tempi.it il presidente della Fondazione Banco alimentare onlus, Andrea Giussani, «quest’anno il bisogno è ancora più graffiante perché la crisi ha aggravato la povertà alimentare nel nostro paese».

Di quante persone si parla?
Gli italiani che si trovano in una condizione di povertà alimentare sono passati in tre anni da tre a quattro milioni. Sabato non sarà solo un giorno di festa e condivisione: speriamo anche di raggiungere un risultato migliore dell’anno scorso, nonostante la crisi. Nel 2012 abbiamo raccolto 9.200 tonnellate di alimenti, pari al carico di 2.200 tir, che sono stati distribuiti gratuitamente a 9 mila strutture caritative che hanno aiutato un milione e 800 mila poveri. Quest’anno però vogliamo fare di più.

poretti-banco-alimentareLa crisi non vi frena?
L’anno scorso abbiamo pareggiato i numeri dell’anno 2011. Quest’anno speriamo di migliorare non solo grazie alla generosità di ognuno ma anche aumentando i punti vendita convenzionati fino a 11 mila.

La gente chiamata a donare pasta e alimenti a lunga scadenza troverà davanti ai supermercati ben 135 mila volontari.
Se ne abbiamo così tanti è per diversi motivi: da un lato il richiamo è facile, perché il gesto è bello, semplice e si può fare insieme ai propri amici e familiari. Poi ci aiutano molto le organizzazioni caritative che noi serviamo durante l’anno e che in questa giornata portano i loro volontari, che sono grati alla nostra continuità di aiuto durante l’anno. Ma ci sono anche volontari tra virgolette.

Cioè?
I detenuti di alcune carceri faranno la colletta nelle prigioni ma ci sono anche persone indigenti che magari passano davanti ai supermercati e decidono di dare una mano.

 

Ogni anno spiegate questo gesto con “dieci righe”. Quest’anno avete scelto uno stralcio di un discorso del Papa. Perché?
Quest’anno papa Francesco in un’udienza ha fatto un intero discorso sullo spreco e sul dono del cibo, parlando dell’importanza della collaborazione per i poveri. Lui è un testimone che vale più di ogni altra cosa, quindi abbiamo cancellato le mille frasi preparate da noi e abbiamo dato spazio a lui, un testimone comprensibile a tutti, cristiani e non, che dà un messaggio semplice ma anche profondo. 

L’Unione Europea ha stanziato meno fondi per il bilancio dei prossimi sette anni. Ci sono cattive notizie anche per voi?
Per ora sospendiamo il giudizio: dal punto di vista quantitativo, il nuovo programma Fead, che sostituisce il vecchio Pead, prevede meno risorse per il prossimo settennio e deve distribuirle a un numero di paesi più ampio rispetto a prima. Inoltre, il Fead sostiene tutte le povertà e non solo quella alimentare. Quindi avremo meno aiuti anche noi. Però rispetto a pochi mesi fa siamo contenti perché è stata introdotta una metodologia di assegnazione che vuole anche vedere i risultati dei fondi assegnati e quindi obbliga le nazioni a distribuire i soldi nel miglior modo possibile. Un’organizzazione seria ed efficace come la nostra non può che felicitarsi di questa novità.

le-iene-golia-banco-alimentareLe Iene e Striscia la notizia però hanno mandato in onda un servizio poco lusinghiero nei vostri confronti.
È stato un servizio davvero pessimo, a due settimane dalla Colletta alimentare poi! Se uno guarda bene i contenuti dei filmati, capisce subito che noi siamo le vittime, la parte lesa e non i colpevoli. Però è chiaro che un telespettatore si può confondere se sente citare in modo distratto il Banco alimentare associato a un criminale che vende alimenti che sono stati donati gratuitamente. Noi abbiamo reagito subito e per fortuna Striscia ha aggiunto una parte di servizio in cui ha descritto la nostra attività. Però mezzi così efficaci dal punto di vista dell’immediatezza, in una cultura come la nostra dove l’apparenza conta più della sostanza, realizzando filmati di questo tipo minacciano il lavoro quotidiano di 1.700 volontari e 9 mila strutture caritative serie.

Perché hanno mandato in onda il servizio proprio a ridosso della Colletta alimentare?
Qualcuno ha fatto una segnalazione e se ben due tv della stessa rete si sono fatte concorrenza, per me il motivo era solo quello di fare un piccolo scoop. Però devono stare attenti al danno che fanno: la conseguenza di un servizio così può essere che persone povere e indigenti ricevano meno alimenti perché qualcuno può venire influenzato al momento di donare. E questo è molto grave. Puntare il dito contro un atteggiamento colpevole è giusto ma si sarebbe fatto un servizio migliore al bene comune se fosse stato segnalato alle autorità giudiziarie e non ai telespettatori.

@LeoneGrotti

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