Senza nessun dubbio

 
La Verità ci rende liberi
Editoriale pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 29 maggio 2012
 


“Nihil sub sole novi”, non c’è niente di nuovo sotto il sole (Qo 1,10) dice non senza sarcasmo la Sacra Scrittura. Alla luce di questa saggia Parola, vorrei osservare le scomposte notizie circa le faccende dei cosiddetti corvi in Vaticano. Sebbene siano vicende spiacevoli che sicuramente procurano dolore alla Chiesa e a Papa Benedetto XVI, bisogna circoscriverle senza farci travolgere da generalizzazioni che a torto stimmatizzano una corruzione dilagante estesa a tutta la Chiesa e che vogliono dipingere il Santo Padre come un anziano che non controlla poteri occulti. Davvero è grottesco il circo mediatico che fino a poco tempo fa descriveva Benedetto XVI come il panzer cardinal Ratzinger salito con sicurezza al soglio pontificio e che adesso invece assolve come un nonno stanco, che a volte è triste e altre volte  prende decisioni battendo il pugno.

 

Ma dov’è la verità? In ogni comunità di uomini, e la Chiesa è tale, vi sono divisioni, fazioni e difficoltà di ogni tipo. Ma questo non può far ignorare il tesoro che questa comunità di uomini, che è la Chiesa, contiene in sé e che viene da un Altro presente in lei sino alla fine dei tempi. Gli errori devono essere riconosciuti e corretti e poi ci rendono più umili, più attenti a non cadere e soprattutto più fiduciosi nell’ unica Presenza che salva.

 

La comunità apostolica non ha mai fatto mistero della ferita profonda recata dal tradimento di Giuda e l’insistenza di Gesù, nella preghiera sacerdotale, al capitolo 17 di Giovanni, che implora con insistenza l’unità peri suoi amici, è sintomatica  della sfida che accompagnerà sempre la Chiesa e cioè quella di rimanere una, conservando il vincolo indispensabile della pace. È logico che il successore di Pietro, che è custode dell’unità della Chiesa, sia il punto di scarico di tante forze che vorrebbero ridurre la Chiesa a uno dei tanti giochi del potere di questo mondo e a uno dei pezzi del circolo mediatico.

 

Come vescovo non mi sento in balìa delle onde, sento che il braccio di Pietro tiene dritta la barra del timone; la testimonianza e il magistero di Benedetto XVI sono tutt’altro che incerti. Non c’è nessuna parola del Papa che non abbia come punto di riferimento il Cristo roccia, il Cristo maestro, il Cristo vita per tutti. Nel mondo il Vangelo, anche tra diverse difficoltà,continua a fiorire in una perenne nuova primavera, per questo siamo grati e uniti profondamente intorno al Vicario di Cristo.

 

Non ci perdiamo d’animo e non perdiamo la fiducia; confidiamo nella giustizia di Dio sperando che anche  quella degli uomini faccia il suo corso. Preghiamo invece per chi in questo momento è causa di scandalo, perché il Signore nel Vangelo per questi fratelli non usa certo parole dolci. Non dobbiamo lasciarci nemmeno travolgere in questo vortice di notizie che assume ogni giorno, non senza malizia di chi riporta fatti e ricostruzioni, i toni di un giallo meschino che, al di là della dovuta attenzione ai fatti, molte volte tende a ampliare gli scandali come se tutto fosse in balia delle onde. Non siamo in balia delle onde, anche se siamo rattristati da una certa logica dello spettacolo che spinge anche dentro la Chiesa, piccoli e grandi – questo deve essere giustamente giudicato -, a violare il riserbo e la discrezione necessaria di chi si riferisce al Santo Padre come suprema istanza di giudizio. E anche sulla questione del potere il Signore, quando prevedeva il tradimento di Giuda, ha detto «Ma ecco, la mano di chi mi tradisce è con me, sulla tavola. … Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve” (Lc 22, 21). E papa Benedetto , che avrebbe voluto ritirarsi in pensione dopo un lungo servizio reso alla Chiesa, ha accettato di essere  umile servitore nella vigna del Signore.

 

Per questo vorrei notare, in ultimo, due aspetti importanti. Il primo è che il tradimento di Giuda non riesce ad oscurare nel cenacolo la volontà di Gesù di donarsi a noi nella croce, nel pane e nella resurrezione. Anzi il dono sembra assumere la maturazione perfetta, il suo pieno compimento, proprio nel momento in cui il Signore si lascia consegnare, tradire. L’ amore è più forte del tradimento e del sospetto. Il secondo è che non dobbiamo aver timore di quello che apprendiamo dalla stampa perché abbiamo come criterio la verità che sempre si afferma al di là del gioco mediatico e come dice il Signore “la verità vi farà liberi”(Gv 8, 32).

 

Mons. Filippo Santoro
Arcivescovo di Taranto