Voglia di vivere

Barche accostate: ormeggiate, ancorate, parcheggiate. Dunque non-barche, giacché la barca non è fatta per giacere nel porto ma per veleggiare in mare aperto. Erano sotto gli occhi di tutti, sulla bocca di tutti: erano barche che, a Genesaret, tutti erano soliti adocchiare piene di pesci, eccitate dagli urrà dei pescatori al porto.

Lui, sguardo rapace, non s’arrestò alla superficie, scavò in profondità. Erano barche ormeggiate, erano uomini ormeggiati: spenti, tristi, disoccupati. Per un pescatore non pescare è la disgrazia più grande, una sconfitta da barricarsi in casa. Cristo sfruttò il vento a favore, tentò il primo dei suoi miracoli, quello che ancor oggi è il più folle e bambino: mutare la destinazione d’uso delle esistenze di quaggiù. Rispettoso del loro passato, allargare le prospettive del loro futuro. Li vide lì, cotti al porto della delusione, e decise d’insultare il buon senso: “Ditemi la verità, gente: davvero volete passare tutta la vita a battere le acque di questo lago?”.

Erano pescatori perché figli di pescatori, la loro tribù era tutta gente di pesca: gettare la rete era il loro mestiere, riempirla l’affare della corrente, del mare. Perché abbandonare il vecchio per il nuovo? Chi abbandona la vecchia per la nuova, peggio trova – andava ripetendo la gente del borgo. Lui, finto sprovveduto senza esserlo affatto, getta l’amo dritto nei loro occhi: “Perché non tentate l’avventura assieme a me?” La prospettiva è nuova, così nuova da far tremare anche braccia nerborute come le loro, avvezze al mare, alle sue furiane: Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca”. Lo guardano, s’arrovellano per non ridergli in faccia: pescare quando il sole è a picco sul mare? Già intravedono tutto il paese pisciarsi addosso dalle risate! Lui, Dio avventuriero, li ha già messi nel mirino, prima ancora che loro s’accorgano: “Il futuro non sarà affatto semplice, ma io mi ci butterò assieme a voi!” La prospettiva è lusinghiera: dopo una notte taccagna come quella trascorsa, rischiare non costa nulla. Eccolo il capociurma, per dirgli “eccoci, nostro capitano!”: “Abbiamo pescato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti”. Colpiti e affondati, pescatori pescati.

A pescarli, acciuffandoli per i cuori, è un Uomo tutt’al più carpentiere, ma niente affatto pescatore. Dio artigiano di nostalgia: “Se vuoi costruire una barca – scrive Antoine de Saint-Exupéry -, non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia del mare vasto e infinito”. A Genesaret, terra di pesca e di pescatori, bastò uno sguardo per aizzare i cuori: quando il fuoco è pronto, una scintilla e tutto s’infuoca. “Che dite, allora: ci state?” Il capolavoro della sequela è compiuto.  Per chi ha mira, poi, basterà un colpo solo per spazzare via l’ultimo dubbio, ch’è sempre rimasto il medesimo: perché proprio io, Signore? Vattene distante, “sono un peccatore”.

Confessione pubblica di un pescatore fallito, riaccreditato, capoclasse di una scolaresca che veleggiava sul ciglio della disperazione: “La grazia non si lascia guidare dalle umane considerazioni – scrive Lev Tolstoy in Anna Karenina -; talvolta essa non scende su coloro che la cercano, ma sugli impreparati, come su Saulo”. S’accese la sfida. Il mare era così vasto, le loro barchette così piccole: mai, prima d’allora, avevano sperimentato tanta bellezza e tanta paura allo stesso tempo come su quella barca ritornata in alto mare. Per poi rincasare pieni zeppa di stupore: “Riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare”. Alla faccia!

Da piccoli sognavano di gettare la rete nel mare: erano nati con l’odore del pesce sotto il naso. Lui, fiutato il colpaccio, non si vergognò d’apparire insensato: s’intrufolò nelle crepe dei loro sogni e le allargò. Fino a spalancare una finestra nel grigiore di quel porto: “Pescatori lo diventerete, promesso. Però pescheremo uomini, già troppi stanno pescando pesci”. Detto, fatto: “Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono” (cfr Lc 5,1-11). Seguirono Lui, andranno incontro all’uomo laddove esso vive: per stanarlo quando è sul ciglio della vergogna, per consolarlo quand’è in balia della disperazione, per trarlo in alto quando Lucifero l’avrà sbattuto a terra.

E’ tutta gente di peccato quella che Gli va appresso: s’inaugura una cooperativa di peccatori ai quali tutto sarà perdonato per aver avuto il coraggio d’abbandonare il certo per l’incerto, i pesci per gli uomini, la pesca per la sequela. Sbaglieranno? Eccome se sbaglieranno, ancor più di coloro che Cristo, magari, se lo saranno lasciato sfuggire. Nessun errore, però, varrà agli occhi di Cristo, più del loro coraggioso intento di non voler morire nuovi di zecca.  

https://www.ilsussidiario.net/editoriale/2019/2/9/non-voler-morire-nuovi-di-zecca/1845920/

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