Il bene segreto

  

PIER GIORGIO FRASSATI. IL BENE SEGRETO

L’eternità come profondità del presente, la santità come stoffa della vita quotidiana. Vita di un giovane sportivo, normalissimo, figlio della Torino laica del Novecento. Laico, cioè cristiano (da Tracce, ottobre 2001)Paola Bergamini

«Per La Stampa, grande giornale laico, Pier Giorgio Frassati è una bandiera, una persona, comunque la pensiamo, alla quale teniamo come un atto di bene da portare avanti»; così esordisce Alberto Sinigaglia, fondatore di Tutto Libri, il primo supplemento di informazione libraria del quotidiano torinese, durante la conferenza su “Pier Giorgio Frassati: un santo moderno”.

Ma perché questo attaccamento a Frassati? Cosa c’entra? È lo stesso Sinigaglia a spiegarlo: «La Stampa era di Alfredo Frassati, padre di Pier Giorgio. Era stato lui, protagonista del potere economico in Italia, a trasformare la Gazzetta Piemontesein Gazzetta Stampa e poi definitivamente ne La Stampa. Il giornale gli fu prima chiuso e poi strappato durante il regime fascista. E solo dopo la liberazione è ritornato a vivere secondo lo stile Frassati, uno stile cioè di grande onestà, forza democratica e civiltà. Ultimamente abbiamo ripubblicato il libro scritto dalla sorella di Pier Giorgio, Luciana Frassati Gawronski, Una vita mai spenta. È il racconto della morte di Pier Giorgio, una morte drammatica e rivelatrice. Proprio su questo vorrei soffermarmi».

Sinigaglia prosegue: «È il racconto di un dolore e di un grande rimorso trasformati in devozione, il dolore e il rimorso di un’intera famiglia che non aveva capito questo ragazzo. Sono giorni tristi per la famiglia Frassati. Tutti i familiari si sono stretti attorno alla nonna materna in fin di vita. Tutti meno Pier Giorgio. Che sta male, di un male che lo brucerà in pochi giorni. Nessuno se ne accorge. Anzi, qualcuno lo rimprovera di venir meno proprio in quei giorni. Solo la mamma, il giorno del funerale della nonna, intuisce che suo figlio, questo ragazzo atletico, robusto, forte, è affetto da qualcosa di grave. Ma ormai non c’è più niente da fare. A nulla servono i vari consulti medici. Papà Alfredo, il potente signore che tante volte aveva discusso animatamente con Pier Giorgio e che solo ultimamente aveva ritrovato questo suo figlio nella battaglia per la libertà de La Stampa e nella lotta contro il regime fascista, gira per casa battendo la testa contro il muro, urlando il nome del figlio che non può più sentirlo. Ma la rivelazione per la famiglia arriva il giorno del funerale. Tutta Torino si stringe intorno alla bara: non solo la Torino paludata, la Torino dei ricchi, del potere. Anche loro. C’è la povera gente, ci sono giovani, vecchi, derelitti che vanno a ringraziare».

Ma chi era Pier Giorgio Frassati? «Era un ragazzo bello, forte – continua Sinigaglia -, molto sportivo. Quello che si dice, un ragazzo normale con le sue debolezze. Ad esempio non andava molto bene a scuola, non aveva molta voglia di studiare, gli piaceva dormire fino a tardi; aveva passioni normalissime, era un bravissimo scalatore e sciatore. Gli piacevano le “goliardate”, gli scherzi, aveva fondato la Società dei Tipi Loschi. Tanto era stato distratto a scuola, tanto divenne un bravo studente universitario. Aveva scelto ingegneria mineraria per poter stare vicino ai minatori che allora erano la categoria di operai più sfruttata, la meno protetta. Voleva essere ingegnere per servire Cristo tra i minatori. Già quando studiava dai Gesuiti aveva cominciato a comunicarsi tutti i giorni, a soccorrere i poveri, a visitare i malati. Tutte cose che la famiglia scoprirà dopo la sua morte. Scoprono che se Pier Giorgio è arrivato a casa senza giacca è perché l’ha data a un povero, se è in ritardo è andato a fare un’opera di bene o ha regalato i soldi del tram… Pier Giorgio vive una vita senza risparmio. È il primo santo figlio della Torino laica. Non a caso occupa uno spazio non indifferente sulla scena della storia della città nei primi decenni del Novecento, tanto che di lui si interessano studiosi al di fuori o addirittura molto lontani dal mondo cattolico. Un esempio è il libro dello storico Angelo Dozzi per Einaudi, che lo definisce come una sorta di Gobetti cattolico». Che insegnamento ci lascia? «L’intransigenza nella sua scelta di vita è laica, ma nutrita dalla fede. Ha intelligenza, coraggio, senso etico. Il suo è il bene della porta accanto. Credo che questo bene segreto, questo bene della porta accanto, fatto in silenzio, sia oggi la rivoluzione che possiamo fare tutti in nome di Pier Giorgio. La rivoluzione più rivoluzionaria e più necessaria».

La parola passa a monsignor Stanislaw Rylko, segretario del Consiglio Pontificio per i Laici, che sottolinea come Frassati «aveva capito l’importanza di una appartenenza che faccia maturare e rinsaldi il senso della sua identità in quanto cristiano. Aveva capito l’importanza della compagnia degli amici che aiuta a crescere nella fede. Una delle caratteristiche che di Pier Giorgio colpiscono maggiormente è la profonda unità tra la sua vita e la sua fede. Mi vengono in mente le parole di Giovanni Paolo II nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Gioventù che si celebrerà a Toronto nel 2002: “Cari giovani, nulla vi accontenti che stia al di sotto dei più grandi ideali, se conservate grandi desideri per il Signore saprete evitare la mediocrità e il conformismo così diffusi nella nostra società”. Non c’è da meravigliarsi, quindi, che Pier Giorgio sia diventato compagno di strada dei giovani durante le giornate mondiali della gioventù e che sia presente anche durante questo Meeting. Il suo centesimo compleanno, celebrato lo scorso 6 aprile, ha dimostrato ancora una volta quanti giovani in tutti i continenti siano attratti dal suo esempio; si moltiplicano le associazioni che si ispirano al suo ideale di vita. Pier Giorgio continua a essere un grande dono per la Chiesa, soprattutto per la Chiesa giovane che entra nel terzo millennio dell’era cristiana».

A chiusura della tavola rotonda don Primo Soldi, che ha dedicato tempo ed energie a studiare e a far conoscere la figura di Frassati, ha sottolineato come «parlare di Pier Giorgio vuol dire parlare di tutti noi, accostare l’esperienza di un’aspirazione che è dentro ciascuno di noi, perché la santità ci appartiene totalmente». All’inizio dell’incontro aveva portato il suo saluto il professore Francesco Antonetti, presidente della Confederazione delle Confraternite d’Italia.

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