Questa presentazione richiede JavaScript.

Annunci

Dormiró volendo svegliarmi

La lezione tenuta ai responsabili degli universitari il 24 febbraio 2018
Julián Carrón27.03.2018
Dopo quello che abbiamo ascoltato questa mattina appare più chiaramente, nella nostra esperienza, qual è la grande alternativa davanti alla quale ciascuno si trova: per usare le parole di uno di voi, l’alternativa è molto semplice, è quella tra il «già saputo» e «il mendicante», tra il «già saputo» e la povertà. L’abbiamo espressa altrove in altri termini, attraverso il paragone tra la posizione di Kant e quella dell’Innominato del Manzoni. L’alternativa che noi vediamo nella nostra esperienza è infatti la stessa che attraversa il grande dibattito culturale. Non è solo una questione che riguarda un gruppo di giovani radunati in un determinato posto di Milano: no, è il nodo del grande dibattito su scala culturale, globale. Qual è la posizione di Kant alla quale mi riferisco? Egli – pur riconoscendo che, se il Vangelo non ci avesse portato un certo modo di concepire l’uomo e di vivere, noi non avremmo mai potuto scoprirlo, raggiungerlo – pensa: una volta che ci è stato portato possiamo mantenerlo da soli, con la forza della nostra ragione e della nostra volontà. Anche noi, rispetto all’avvenimento che ci ha conquistato e attirato qui, potremmo pensare: «Ora già lo sappiamo e possiamo gestirlo». Invece oggi, in tutto il percorso che abbiamo fatto, la grande sfida è stata educarci a una povertà, al riconoscimento che quello che abbiamo ricevuto non possiamo generarlo noi, non lo “sappiamo già”, abbiamo bisogno che accada ora, che ci venga ridonato ora. Senza questa povertà noi perdiamo tutto e ci incastriamo a ogni passo della strada.

Come diceva un altro di voi, dall’inizio di ogni giornata uno può stare con povertà, con disponibilità, davanti alla voragine del vivere che c’è dentro ciascuno di noi, oppure ignorarla. C’è infatti una voragine, una urgenza, in noi, quella che Flaubert descriveva con toni forti per bocca di Madame Bovary, che smaschera tutte le menzogne e ci lascia, anche dopo apparenti conquiste, con «uno sbadiglio annoiato» (Madame Bovary, Mondadori, Milano 2001, p. 312). Quando invece questa voragine trova risposta ed è presa sul serio, accade quello che diceva il canto: «Dormirò volendo svegliarmi»…
Julián Carrón

https://it.clonline.org/news/attualità/2018/03/27/sintesi-centro-nazionale-comunione-e-liberazione-universitari

Til kingdom come

itunes.apple.com/it/album/til-kingdom-come/1123076757

 

Uno… due…
Metti a tacere il mio cuore e fammi tacere
Sento che il mio momento, il mio momento è arrivato
Lasciami entrare, apri la porta
Non mi sono mai sentito così prima

Il volante continua a girare
Il batterista comincia a suonare
Non so quale strada io stia percorrendo
Non so da quale strada io provenga

Tieni la mia testa tra le tue mani
Ho bisogno di qualcuno che capisca
Ho bisogno di qualcuno, qualcuno che ascolti
Per te ho aspettato tutti questi anni

Per te aspetterei, fino alla fine del mondo
Fino al mio giorno, al mio ultimo giorno
Dì che verrai e mi libererai
Dì solo che aspetterai, aspetterai me

Nelle tue lacrime e nel tuo sangue
Nel tuo fuoco e nel tuo flusso
Ti sentivo ridere, ti sentivo cantare
Non cambierei una singola cosa

E il volante continua a girare
I batteristi cominciano a suonare
Non so quale strada io stia percorrendo
Non so da quale strada io provenga

Per te aspetterei, fino alla fine del mondo
Fino ai giorni, ai miei ultimi giorni
Dì che verrai, e mi libererai
Dì solo che aspetterai, aspetterai me
Dì solo che aspetterai, aspetterai me
Dì solo che aspetterai, aspetterai me

Debaixo d’àgua

 

Underwater tutto era più bello
più blu,
più colorato tutto ciò che rimaneva era di respirare
Ma doveva respirare

subacquea formare come un feto < br /> sereno, confortevole, amato,
piena No piano, senza tetto, senza contatto con l’aria
Ma doveva respirare

ogni giorno ogni giorno, tutti i giorni

ogni giorno ogni giorno, ogni giorno

subacquea per magia, senza sorriso e senza lacrime
Nessun rimpianto e senza sapere quanto
Quel momento poteva ultima
Ma doveva respirare

subacquea sarebbe stato per sempre, sarebbe felice
lontano da tutti, sempre sul fondo del mare
Ma aveva a respirare

ogni giorno ogni giorno, ogni giorno

ogni giorno ogni giorno, ogni giorno

subacquea, protetto, sicuro, fuori pericolo
sollevato senza perdono e senza peccato
senza fame senza il freddo, nessuna paura, nessuna voglia di tornare indietro
Ma doveva respirare

subacquea tutto era più bella
più blu, più colorata
Tutto ciò che rimaneva era di respirare
Ma doveva respirare
Ogni giorno

ora che è ora mai
ora posso indietro
Ora sento la mia tomba
Ora il torace
rombo Ora l’ultima risposta
Ora stanze d’ospedale
Ora aprire una porta
Ora, non fare piange di più
Ora la pioggia evapora

Ora ho più memoria
Ora ho quello che era mio
Ora passare il
Ora ci paesaggio ho detto addio
Ora compro un biglietto
Ora io sono ancora qui

Ora è
alba Ora sul
parete Ora manca una parola
Ora il vento tra i capelli
Ora tutti i miei vestiti
Ora torna pro palla
Ora la sua lingua nella mia bocca

Ora il mio figlio è nato
Ora il figlio non ho mai avuto
Ora il bambino sta a me
Ora mi sento un sapore dolce
Ora vedo il
blu Ora la mano che mi ha portato
Ora è solo il mio nudo
corpo ora sono nato da
dall’esterno Ora mia madre è il
aria Ora vivo nel ventre
Ora mi batto per tornare
Ora