Obiezione di coscienza e dignità umana

Il Segretario di Stato di Sua Santità, il cardinale Pietro Parolin, ha inviato al professore Mauro Ronco, presidente del Centro studi Livatino, un messaggio sul tema dell’obiezione di coscienza, oggetto del convegno “Coscienza senza diritti?” che inizia oggi alle 15 nell’Aula dei gruppi a Montecitorio.
Nel messaggio, che – al pari del convegno – la cronaca di queste ore (con le polemiche anti-obiezione sollevate senza fondamento a margine della tragedia di Catania) mostra drammaticamente attuale, il cardinale Parolin ricorda che «l’obiezione di coscienza non è (…) solo una delle molte frontiere lungo le quali si decide il confronto tra una visione strutturata e valoriale della persona ed una visione molto più fluida, se non addirittura “liquida” (…) di un uomo disancorato da solidi punti di riferimento, secondo una malintesa idea di libertà. L’obiezione di coscienza è anche il luogo dove si misura il fondamento della dignità umana (…)». E aggiunge che «sarebbe invero strano, per non dire paradossale, che in un tempo in cui la volontà umana si arroga “il diritto di creare diritti” – abbattendo uno dietro l’altro limiti che la natura, l’etica, la religione e la stessa cultura umanistica hanno finora indicato – in questo stesso tempo l’uomo venga ferito anche nell’intimo della coscienza».
Il convegno di oggi sarà aperto dai saluti del questore della Camera Stefano Dambruoso e del presidente dell’Ass. Naz. Magistrati Piercamillo Davigo, cui seguiranno le relazioni del direttore dell’European Centre for Law and Justice Grégor Puppinck, del consigliere della Corte di Cassazione Giacomo Rocchi e del professore Mauro Ronco, e le testimonianze dai settori interessati in modo diretto o indiretto dal conflitto fra la norma di legge e la coscienza personale, con il presidente del Comitato Difendiamo i nostri figli Massimo Gandolfini, il segretario generale della Federazione internazionale delle Associazioni dei Medici cattolici Ermanno Pavesi, il presidente dell’Unione cattolica Farmacisti italiani Pietro Uroda, il dirigente della P.A. Paolo Maria Floris.
Foto da Shutterstock
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