Il risotto di Gadda

Qualcuno ha provato, specialmente nelle regioni del centro-nord, a sposare l’abitudine del cosiddetto: “pasto all’inglese”, vale a dire il pranzo in piedi, ma con scarsi successi. L’Italia è un Paese che ama la tavola, anzi, più precisamente: ama sedersi a tavola! Forte è la tradizione e affonda le sue radici in tanti esempi antichi, tra cui il mitico banchetto omerico, quello del Grande Re di Persia e quello delle comunità cristiane che, fin dalle loro origini, celebravano le agàpi fraterne, momenti conviviali nel corso dei quali si faceva memoria della Cena del Signore. Il banchetto è momento di festa, di abbondanza e di condivisione. Espressione del modo di vivere, di pensare, di essere di una società. Assistiamo al boom dei programmi televisivi dedicati alla cucina. Ci si appassiona persino ai menù letterari: il “risotto di Gadda” o la “zuppa di Maigret”; si apprezzano menù cinematografici, quali l’intenso Pranzo di Babette o quello del Gattopardo di Visconti, cui sedeva Claudia Cardinale accanto a un incantevole Alain Delon (Céline Girard, Menù letterari). Mia madre preparava sempre uno o due piatti in più e se qualcuno fosse arrivato, senza essere atteso, all’ora di pranzo bastava prendere una sedia e farlo accomodare. Perché rinunciare a tanta bontà?

Vhttp://www.avvenire.it/rubriche/Pagine/Aurora/IL%20RISOTTO%20DI%20GADDA_20160609.aspx?Rubrica=auror

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