Alla ricerca di una vera speranza dietro il nulla

BRUNO GAMBAROTTA

È il momento della parola «felicità» nei titoli dei romanzi. In quest’ultimo il laboratorio dove l’autore realizza i suoi Piccoli esperimenti di felicità è un ospizio per anziani di Amsterdam Nord. Impresa quanto mai ardua ma Hendrik Groen, «83 anni e 1/4», ci riesce in pieno, non inzuccherando la pillola ma, al contrario, adottando il linguaggio crudo consentito dalla stesura di un diario che copre l’intero anno 2013.

Il nome dell’autore e quello del protagonista coincidono; è sotto la protezione di uno pseudonimo per evitare il rischio di essere espulso da tutti gli ospizi dell’Olanda. Partendo dalla considerazione che non vale la pena di vivere senza avere un progetto, Hendrik ne mette in atto due, alternativi. Nel primo esplora cautamente con il suo medico il percorso verso l’eutanasia. Nel secondo mette in atto degli esperimenti per movimentare la vita troppo monotona dell’ospizio, aiutato dall’amico del cuore, il ribelle e sfrontato Evert.

L’incipit promette bene: «Anche quest’anno i vecchi continueranno a non piacermi», e la promessa è mantenuta fino alla fine, con gran divertimento del lettore. La pagina del 3 febbraio registra l’arrivo una nuova ospite, Eefje Brand; e grazie a lei si materializza il progetto di dare vita a un piccolo club di ribelli, il Vemamimo, ossia il «Vecchi ma non ancora morti». I sei membri organizzano a turno un’uscita ogni due settimane, facendo in modo che per gli altri cinque sia una sorpresa. Molti ospiti vorrebbero aggregarsi ma solo altri due, una coppia di coniugi buongustai, entreranno in seguito. Hanno una nemica nella direttrice, signora Stelwagen, con il suo mantra da opporre a ogni richiesta: «i regolamenti non lo consentono». Peccato che, per supposti motivi di privacy, non siano consultabili. Però la direttrice non può opporsi alle uscite del club. Che prevedono sempre un pranzo prima del rientro: all’ospizio lavora «il cuoco più insipido dei Paesi Bassi».

Tutto intorno ferve, si fa per dire, la vita dell’ospizio, narrata con un impagabile umor nero. «Ieri per il nostro ospizio è stata una giornata campale: un ictus, una frattura all’anca e un principio di soffocamento per colpa di un frollino. La signora Sitta, tra un’ambulanza e l’altra, ha chiesto se si sarebbe comunque giocato a bingo». C’è una discreta frequenza nei decessi: «La signora Schinkel esala l’ultimo respiro il venerdì santo, nello stesso momento di Gesù. Aveva una fede solida, credo l’abbia fatto apposta». Gli ospiti subiscono il fascino dei defunti: «A ogni decesso li vedi che pensano: e anche questo l’ho seppellito». Non mancano le reazioni alle novità del mondo; la signora Schouten commenta: «Ci saranno sicuramente premi meno belli alla tombola se la Grecia fallisce». Tutti guardano la tivu quando ci sono le partite, anche quelli che non s’intendono di calcio: «La signora Sluys conta quante volte i giocatori sputano a terra».

Ben altre sono le notizie che inquietano gli ospiti: anche nella ricca Olanda si parla di crisi: «Allarme, lievitano i costi della sanità per gli anziani». I politici parlano di «ricalibratura dell’assistenza». Il tempo lavora implacabile anche sui soci del circolo e l’autore ne registra gli effetti: Evert, che non ha mai fatto nulla per contrastare il diabete, subirà due amputazioni, prima a tre dita di un piede e poi di una gamba dal ginocchio in giù e sarà costretto alla carrozzella; la signora Grietje avverte i primi sintomi della demenza senile e, con l’aiuto degli amici, l’affronta con grande spirito. Tutti insieme cercano di ritardare il più possibile il momento in cui Grietje dovrà trasferirsi nell’ala dell’ospizio che ospita il reparto psichiatrico. La descrizione degli accorgimenti messi in atto – elenchi, liste, biglietti in posti strategici – è un passaggio alto del libro. Anche Eefje non sarà risparmiata.

Gli ospizi per anziani si assomigliano tutti sotto ogni latitudine. La lezione di Hendrik Groen è chiara: fino all’ultimo giorno bisogna vivere inseguendo un progetto. Nonostante il disincantato realismo dello sguardo, o forse proprio per questo, il romanzo rilascia una ventata di energia positiva. Parola di un vecchio lettore che ha appena compiuto 78 anni e 1/3.

 http://www.lastampa.it/2015/10/12/cultura/tuttolibri/humour-nero-nellospizio-olandese-con-groen-YJv5yaMoUUMBph74tFtAgI/pagina.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter
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2 thoughts on “Alla ricerca di una vera speranza dietro il nulla

  1. Un contributo bellissimo e personale , che parte dall’esperienza di coloro che vivono la vecchiaia nella realtà olandese , laica e moderna, che dimostra che c’è un’alternativa all’eutanasia , perché la persona ha un desiderio infinito di vita. Grazie e ciao a voi!

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