Alba

Mia madre amava il sorgere del sole. Una mattina in montagna mi svegliò, perché vedessi l’alba. Avevo otto anni. Intorpidita dal sonno, mi alzai di malavoglia dal letto, mentre lei spalancava le persiane. «Guarda», disse soltanto.
Davanti a me la valle d’Ampezzo in un’ombra azzurrina dormiva ancora, le case con gli scuri chiusi, le strade deserte. Gli uccelli cominciavano appena a cantare. E le Tofane davanti a noi, sovrane, si andavano illuminando del riverbero del sole, che le faceva splendere di rosa.
Fu un sogno? Mi sembrò per un attimo di vedere un mondo intatto, non ancora infranto, mi sembrò per una frazione di istante di vedere il mondo, come era stato in principio. Non dissi niente. Anche mia madre taceva.
Restammo a guardare il sole che si impossessava della valle, e le pareti erte, sull’attenti come sentinelle. Poi, le finestre delle case cominciarono a aprirsi, le voci a risuonare, e fu mattina.
Mi sono sempre chiesta se, quel giorno, mia madre avesse visto ciò che ho visto io. Non ho mai osato chiederglielo. Quell’estate, era appena morta mia sorella. Cosa cercava mia madre, spalancando le finestre all’alba? La vita stessa, vergine, mi era parsa mostrarsi per un attimo a noi due: ma le parole non bastavano, per dircelo. Mi è rimasto, di quell’alba, lo stupefatto silenzio.

Tratto da

http://bit.ly/1SuAWPg

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