La domanda sterminata dell’arte

Valerio Capasa ripercorre i contenuti della serata conclusiva della rassegna ArteMare 2015 tenuta dallo stesso Capasa il 17 luglio scorso a Santa Maria di Leuca

«Di che è mancanza questa mancanza, cuore?» è un verso di Mario Luzi che mette a fuoco quell’esperienza che a volte ci capita di fare: sentire improvvisamente che ci manca qualcosa, e che non sappiamo cos’è. È un’esperienza che ci sorprende, e che tocca la profondità del nostro cuore, con cui torniamo a fare i conti quando meno ce lo aspettiamo. Poeti e cantanti danno voce struggente a questa incompiutezza: Albert Camus scrive che si è «sentito all’improvviso un bisogno di impossibile: le cose così come sono non mi sembrano sufficienti», e gli fa eco Pino Daniele, quando si accorge in un momento di sincerità che «nun ce sta piacere nemmeno a sta’ insieme ’na sera».

Il peggior nemico di questo cuore è il sentirsi a posto, come I borghesi di Gaber: sistemati nella vita, con la pancia piena, o come i potenti raccontati da Jannacci in Ho visto un re, che si lamentano sempre. «Al mondo di oggi manca il pianto», afferma invece Papa Francesco: «Certe realtà della vita si vedono soltanto con gli occhi puliti dalle lacrime». Perché di fronte ai drammi della vita non valgono spiegazioni né distrazioni, e non siamo capaci di dare all’altro quello che meriterebbe. Il pianto, la mancanza, la nostalgia, non sono fasi da superare: svelano invece la natura del nostro cuore, bisogno sterminato di una risposta altrettanto sterminata.

È il tormento di cui parla il poeta svedese Pär Lagerkvist in una folgorante domanda: «Chi sei tu che colmi il mio cuore della tua assenza?». Anche quando crediamo che la domanda rimanga sospesa nel vuoto, essa rimane incancellabile, richiamo clamoroso a scoprire che cosa può bastare al nostro cuore. «Eppure ci manca sempre qualcosa, la vita è una corsa meravigliosa», come canta Niccolò Fabi: e le due frasi fanno rima, perché corriamo proprio spinti da quello che ci manca. Cosa sarà questo dono che abbiamo dimenticato? Forse proprio «la spina della nostalgia» di cui parla Giorgio Caproni ce ne fa riprendere consapevolezza, riaprendo la partita con quel «tu» lontano e indispensabile che il nostro cuore cerca in ogni notte insonne, che i nostri occhi vorrebbero, urgentemente, rivedere.

Sulla home page di Kleos Fabrica, in basso a destra, una fotogallery della serata

– See more at: http://www.kleosfabrica.net/territorio/item/266-cio-che-il-cuore-cerca-ogni-notte#sthash.sxMylMZe.dpuf

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