Insegnare a domandare

 

Diciamo la verità. In pochi a un colloquio di lavoro si sono sentiti domandare se fossero d’accordo con il concetto di ragione di Kant, o se avessero letto il Simposiodi Platone. La domanda, ma forse sarebbe meglio dire il preconcetto, si trascina fin dalle scuole medie, quando, al momento di scegliere la strada da intraprendere, arriva puntuale l’obiezione: no, niente liceo classico (o scientifico). Perché dovrei studiare filosofia? A cosa serve? Di domande ne ho già tante. Cosa mi serve sapere quelle degli altri?

Interrogativi davanti ai quali le risposte di genitori e insegnanti cadono spesso nel vuoto. Si cita la promessa di imparare un metodo di studio, un approccio alla materia che apre la mente. Convincimenti pronti a essere messi in discussione davanti al primo malloppo di concetti e ragionamenti contenuti nelle pagine assegnate dall’insegnante. Così, nel tempo, l’entusiasmo viene meno, lo studio diventa una fatica e si ritorna all’obiezione iniziale. Si decide di imparare la lezione a memoria, senza trattenere il meglio.

Ma in tutto quel sali e scendi di riflessioni, interrogativi e aforismi, può anche capitare che una delle frasi sottolineate rimanga impressa nella mente. E di qui, a volte, ci si chiede se, per caso, quello che diceva sant’Agostino o Pascal non può essere spunto per intuire qualcosa di sé. Se poi si ha la fortuna di trovare un professore disposto ad approfondire quelle domande, aiutando i ragazzi a paragonarsi con gli autori e i loro scritti, il gioco è fatto. Potrebbe anche capitare di appassionarsi allo studio.

Giovedì 12 febbraio, prenderà il via a Roma la tre giorni dedicata alle RomanaeDisputationes, la più grande manifestazione filosofica italiana per studenti della scuola superiore. E non si tratta di un fatto di poco conto. L’idea da cui è partita l’associazione ToKalOn, che riunisce docenti del liceo, ricercatori e professori universitari, è stata proprio quella di realizzare percorsi didattici d’eccellenza, per aiutare i ragazzi ad andare più a fondo nello studio. La forma è quella di un concorso. Quest’anno, alla sua seconda edizione, arriveranno all’Università Urbaniana di Roma oltre 780 ragazzi, provenienti da più di 60 istituti scolastici. Un’iniziativa significativa dunque, che ha alle spalle realtà importanti tra cui la Società Filosofica Italiana, l’Università CattolicaLa Sapienza di Roma e la casa editrice Loescher.

«Rispetto ad analoghe proposte di concorsi per i licei, qui la logica non è vedere chi è più bravo», spiega Costantino Esposito, professore ordinario di Storia della filosofia presso l’Università di Bari e presidente del comitato scientifico di RomanaeDisputationes. «A noi interessa studiare e apprendere insieme. Esattamente il contrario della competizione, insomma. Tra noi è nata un’avventura comune, in cui quelli che sono più avanti nella ricerca accompagnano gli altri, in un percorso di indagine e scoperta».

Inoltre «per quest’anno è stato scelto il tema della libertà, come si vede dal titolo: “Libertà va cercando, ch’è sì cara”. Durante il lavoro dello scorso anno, infatti, era emersa la vastità della ragione umana: il desiderio di conoscenza che non si può esaurire o compiere attraverso i nostri schemi. C’è un’attenzione costitutiva della ragione che spinge a rimanere aperti davanti alla portata della realtà e al significato infinito di questa. La ragione non è mai una facoltà astratta, perché implica sempre un moto dell’io. Funziona se c’è un soggetto disponibile a mettersi in gioco». Da qui, l’idea di approfondire questo tema nelle sue diverse implicazioni: «Libertà come possibilità di conoscenza, ma anche come libero arbitrio dell’uomo per riconoscere e aderire al bene», spiega Esposito.

Gli studenti, suddivisi in piccoli gruppi, proporranno le loro riflessioni attraverso elaborati scritti (sul modello dei paperuniversitari) e prodotti visivi, che verranno poi sottoposti a una giuria. Il programma della tre giorni è molto intenso: oltre agli approfondimenti, condotti da numerosi professori universitari, tra i quali Mario De Caro, Guido Alliney, Giacomo Rizzolatti, Francesco Botturi, Marina Timoteo e Michele Di Francesco, è prevista un’introduzione sul tema principale nella scuola del Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini.

Da aggiungere inoltre il fatto che «si terrà in considerazione una questione di recente interesse nel campo filosofico: l’applicazione delle scoperte della neuroscienza, che indaga quali meccanismi si attivano in noi quando prendiamo delle decisioni», dice Esposito. «La domanda che sorge è se la nostra libertà possa essere totalmente spiegata attraverso meccanismi fisici del cervello, o se, invece, ci sia qualcosa nell’io di irriducibilmente misterioso», continua Esposito. Una sfida appassionante che coinvolge tutti, rilanciando l’attività di studio e ricerca di ognuno.

«Mi entusiasma lo scambio con i professori accademici, con le realtà scolastiche e con i ragazzi», racconta Marco Ferrari, professore del Liceo Malpighi di Bologna e direttore della manifestazione romana, che ha coinvolto nell’iniziativa una quarantina di colleghi del percorso di aggiornamento della Bottega di Filosofia dell’Associazione di insegnanti “Diesse”. «Per noi docenti è l’occasione di scoprire che non siamo anelli di una catena morta. Che c’è la possibilità di ripartire con entusiasmo ogni giorno, anche in un contesto che spesso presenta delle falle e di fronte al quale potrebbe prevalere la rassegnazione», continua Marco.

«Normalmente, le collaborazioni tra mondo accademico e realtà scolastiche si giocano su problemi didattici», spiega ancora Esposito. Ad esempio come contribuire all’aggiornamento professionale, o che modalità utilizzare per interessare gli studenti. «Tutti questi aspetti sono presenti, ma sono solo una conseguenza, e nemmeno delle più rilevanti. Nelle RomanaeDisputationes c’è invece un’implicazione diretta, un momento di lavoro comune. I professori non trasmettono solo competenze, ma mostrano anche come loro stessi siano impegnati al pari di chi deve imparare. E questo aiuta a valorizzare la didattica dei licei».

Un lavoro che ribalta la mentalità secondo la quale lo studio servirebbe solo a risolvere problemi pratici, con una capacità di ragionamento appiattita sul concetto di problem-solving, che giudica solo in base ai risultati ottenuti. Conclude Esposito: «Spesso, non sappiamo trovare le soluzioni perché non poniamo le domande giuste. Lo studio della Filosofia a scuola ha perciò uno scopo irrinunciabile: insegnare a domandare. Per fare questo, c’è bisogno di immedesimazione. Proposte come le RomanaeDisputationes sono un aiuto proprio in questo senso».

http://www.tracce.it/default.asp?id=345&id_n=46020

Annunci

4 thoughts on “Insegnare a domandare

  1. La filosofia, no, sul luogo di lavoro è un tabù, anzi è ritenuta pericolosa. Nessun datore di lavoro verrà mai a chiederti di Kant, Sant’Agostino o Platone o Aristotele, tranne nel caso tu non ti proponga in una casa editrice specializzata. Credo sia molto importante scoprire e sapere la filosofia: senza di essa non può esserci civiltà, tanto più che ogni economia ha la sua “filosofia”, buona o cattiva che sia, e su di questa si fonda. Un lavoratore ridotto a un automa è quello che i più vogliono, ma il vero lavoratore è colui che sa porre domande intelligenti per trovare soluzioni intelligenti. In Italia questo non lo si è ancora capito.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...