La vita è destata dalla vita

Quando il dibattito sull’educazione scivola sulle facili etichette di ‘bamboccioni’ o di ‘sdraiati’ per descrivere l’universo giovanile, con scarsa autocritica da parte di genitori e/o insegnanti o intellettuali da salotto, allora è d’obbligo rispolverare un autore a lungo dimenticato. Già, perché Romano Guardini (18851968), teologo e filosofo tra i più stimati del Novecento, gode soltanto oggi di una certa riscoperta.

Anche grazie all’ammirazione di papa Benedetto XVI che si è sempre considerato un allievo del pensatore nato a Verona, ma che ha vissuto tutta la sua esistenza in Germania. Per quanto Guardini fosse stato già un maestro per Paolo VI e ora per papa Francesco che di recente, nel libro Aquel Francisco, ha rivelato di essersi ispirato a lui per i criteri sociali contenuti nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium.

Guardini ci ha lasciato una produzione sterminata di scritti che spaziano dalla filosofia alla storia, dalla teologia e alla letteratura. Ma sono notevoli anche i contributi dati alla pedagogia per quanto ancora poco conosciuti e indagati. Un buon punto di partenza è dato ora da una pubblicazione significativa: Romano Guardini e la pedagogia. L’educazione come compito e valore a cura di Giuliana Fabris e Gino Alberto Faccioli (Il Poligrafo, pp. 164, euro 22) che raccoglie gli esiti di un convegno internazionale di studio svoltosi a Vicenza. Sebbene Guardini non abbia redatto un vero e proprio metodo educativo, il suo approccio lo si può rintracciare in opere fondamentali come Le età della vita, Fondamenti della pedagogia, Incontro e formazione.

Sono frutto in gran parte di un impegno diretto sul campo, prima come animatore della ‘Juventus’, una libera associazione di liceali di Magonza, poi come guida di un singolare movimento cattolico giovanile del tempo, il ‘Quickborn’. Centinaia i giovani che al Castello di Rothenfels ascoltavano rapiti le sue parole: «Ci affascinava – scrivono – ciò che non avevamo mai percepito prima e quanto quest’uomo sapeva dirci, con un modo di parlare quasi incredibilmente semplice». Guardini fu davvero un maestro per generazioni di giovani, provati dalle due guerre mondiali e dal fallimento delle ideologie totalitarie.

Ragazzi ‘feriti’ dalla subordinazione al potere, dalla perdita del gusto del lavoro, dal nichilismo e dalla disperazione che trovavano in lui un interlocutore unico capace di dare nuovo significato all’esistenza. Non è un caso se i giovani della Rosa Bianca attingevano a lui per fronteggiare un oratore diabolico come Hitler e se il regime nazista lo privò della sua cattedra universitaria. Ma come quell’uomo timido e mingherlino, sia riuscito ad accendere tra i giovani un entusiasmo e una passione incontenibile è un mistero che non si spiega se non per effetto di un approccio educativo che parte dalle domande radicali che valgono per l’uomo di ogni tempo: il senso dell’esistenza, la morte, il destino.

Dinanzi alle questioni serie che la realtà ti pone davanti, Guardini era certo che l’ideale cristiano fosse la risposta più efficace a quella sete inappagata di felicità. «Solo Gesù Cristo è la vera guida ». E non si stancava di proporlo come modello: «Forti come lui. Nobili e grandi di cuore come lui». Guardini parla ancora oggi perché badava ai pericoli che nascono dal di dentro, quando l’uomo ha una debole coscienza di sé come persona. E qui entra in gioco l’educatore il quale prima di «aiutare il giovane a vivere in prima persona la sua vita» deve avere una chiara percezione di se stesso altrimenti si creano relazioni educative incerte e traballanti dove ognuno trasferirà sull’altro la propria debolezza. È guardando al suo educatore che il ragazzo costruisce la propria identità. E non possono esserci confusione di ruoli.

La maggior parte dei fallimenti educativi dipende infatti anche oggi proprio da questa carenza, lì dove si incontrano adulti che, per accattivarsi la simpatia dei ragazzi, scimmiottano i comportamenti di questi ultimi, con i quali si viene a costituire un circolo educativo vizioso, che spesso finisce nella sindrome di Peter Pan. Sia chiaro, quella educativa è una sfida per nulla facile, Guardini non lo nascondeva: «Il rapporto educativo è per buona parte un campo di battaglia. L’educatore deve avere la forza di saper farsi valere; deve avere autorità e saper comandare.

E poiché egli corre anche il rischio di lasciarsi abbindolare dal giovane (lasciando che sia questi a determinare l’andamento delle cose, quasi ‘prescrivendolo’ all’adulto) l’educatore deve essere critico; e saper distinguere il vero dal falso, quanto corrisponde alle nostre esigenze da quanto è controproducente, il bene dal male». Senza mai tirarsi indietro, con una fiducia incrollabile nella vita. Il problema è che Guardini già allora aveva intuito come spesso manchi negli adulti, quel fuoco interiore di cui parla McCarthy ne La strada. Perché educare è un compito che chiama in causa la vita stessa del maestro.

Scrive infatti Guardini: «Cosa dunque significa educare? Di certo, non che un pezzo di materia inanimata riceva una forma, come la pietra per mano d’uno scultore. Piuttosto, educare significa che io do a quest’uomo coraggio verso se stesso (…) Con quali mezzi? Sicuramente, avvalendomi anche di discorsi, esortazioni, stimolazioni e ‘metodi’ di ogni genere. Ma ciò non è ancora il fattore originale. La vita viene destata e accesa solo dalla vita».

http://www.avvenire.it/Cultura/Pagine/GUARDINI-.aspx
Annunci

14 pensieri su “La vita è destata dalla vita

  1. A Papa Francesco, tra le altre cose, gli riconosco d’avere una marcata cultura, anche per quelli che qualcuno potrebbe definire, a torto, dei sottogeneri letterari; non a caso uno dei suoi libri preferiti è “Il padrone del mondo” di Robert Hugh Benson, Detto ciò, il giovane è una persona che va indirizzata e non schiavizzata nelle idee, nel maturamento delle medesime, nel diventare un uomo. Uomini migliori sono possibili solo se ci saranno degli educatori pronti con coraggio a infondere coraggio nei propri allievi, lasciandoli liberi di sbagliare anche, riprendendoli però quando necessario affinché non perdano la retta via.

    beppe

    1. Sì concordo, ai giovani serve una testimonianza di vita piena, questo li ridesta , anche se poi è loro libertà seguirla o meno. E’ sempre un percorso personale il rapporto con la realtà. Ciao Beppe

      1. Ed è purtroppo ciò che manca ai giovani oggi: una testimonianza di vita, di amore. E per fortuna che c’è Papa Francesco, altrimenti modelli a cui guardare, mon dieu!, non ne troveremmo uno nemmeno a inventarcelo di sana pianta. La società è ridotta al lumicino, va da sé che per questo, ma non solo, sempre più giovani compiono atti estremi contro sé stessi e chi gli sta attorno. I giovani, a volte forse a ragione, vengono detti “bamboccioni”: però prima, prima – lo sottolineo – domandiamoci “chi è che ha voluto e fatto in modo che i nostri ragazzi diventassero tali?”

  2. Infatti attualmente “bamboccioni” sono gli adulti che vivono liberi da responsabilità, da un impegno vero e costruttivo con il reale, che non hanno ideali, che non voglio più sacrificarsi per gli altri, che vivono gli affetti come sentimenti instabili e non come doni da custodire.

    1. E’ quel che penso anch’io. Di bamboccioni, al governo e in altre istituzioni, ce ne sono fin troppi, la causa precipua per cui l’Italia è ridotta com’è ridotta. Demandano sempre le responsabilità ad altri e alla fine nessuno è colpevole; e nell’intanto si continua a rubare. Il povero però che ruba un tozzo di pane per fame, perché costretto dalla miseria, quello lo fanno finire subito all’Asinara e se uscirà uscirà in orizzontale. 😦 Certe volte penso che i politicanti non abbiano alcunché di umano, non è altrimenti spiegabile perché riescano ad affamare milioni di persone portandole alla disperazione più estrema. Perlomeno negli anni Ottanta il politico che rubava rubava per dare al partito, mentre oggi chi ruba ruba per impinguare le proprie tasche: e parlano ancora di un semplicissimo reato amministrativo. Chiaro che poi la società si volga a una lenta quanto inesorabile decostruzione, di affetti, di sentimenti.

      1. C’è troppo sole per i miei gusti. 😉
        Io oggi no, non lavoro. Se ne parla dopo l’Epifania, indi per cui ho tempo per cercare una nuova Regina.

        La neve? Wow. Da me non se n’è vista manco l’ombra. Un peccato perché a me piace la neve e in genere mi piace il cielo bigio, autunnale o giù di lì.

        Belli gli occhiali da vista. Li trovo molto sexy. Sì, lo so, sei la Regina di un altro, tranquilla. Fortunato tuo marito. Non lo trascurare però. 😉

        Buona domenica

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...