La mancanza che ci avvicina agli angeli

Paolo Vites

venerdì 3 ottobre 2014

Che cosa hai? Mancanza. Dialogo breve, essenziale, ma che dice tutto quello che c’è da dire. Wim Wenders è uno dei grandi geni dell’epoca moderna. Ieri era la festa degli angeli custodi, una festa di cui si sono accorti in pochi. Il suo “Il cielo sopra Berlino” è il film per antonomasia dedicato agli angeli custodi. Angeli che vivono una mancanza talmente insopportabile da voler diventare uomini. Wenders ha ribaltato le carte sul tavolo per qualche motivo che sa solo lui: siamo noi essere umani infatti che viviamo una mancanza talmente lacerante che ci fa desiderare in modo inesprimibile ma non per questo meno doloroso qualcosa di intangibile, di ineffabile, di così grande che sia capace di comprendere tutto quello che portiamo nel cuore. I nostri desideri, anzi il nostro desiderio: di felicità, di bellezza, di amore senza date di scadenza, ma eterno. Tutto quello che nella vita ci appare sfuggente come acqua di mare tra le dita di una mano.
Nel film di Wim Wenders invece gli angeli desiderano così tanto la nostra carnalità, la nostra umanità, il nostro essere fallaci e minuscoli che se ne innamorano al punto di voler diventare uomini e donne. Perché? Perché è in questa mancanza che emerge la bellezzadolorosa dell’umana esistenza. Gli angeli di Wim Wenders vogliono essere così. Non molti di noi uomini siamo consapevoli di questa nostra natura così inquieta e il mondo di oggi fa di tutto per mettere a tacere questa mancanza insopportabile, riempiendoci di distrazioni. Lo diceva già Francesco Guccini quarant’anni fa: il cuore di simboli pieno. Per mettere il silenziatore alla mancanza. Tanto spunta fuori sempre, prima o poi, questa mancanza. Basta accendere la radio in macchina e spunterà una canzone che ti farà venir voglia di accostare perché non riesci più a trattenere le lacrime. Lacrime di cosa? Di mancanza. Verrebbe da chiedersi se Wim Wenders abbia letto il romanzo “Miguel Manara” di Milosz, quando dice: “Figlio mio! L’uomo ha gridato infinite volte, non prosternato, ma ritto davanti a Dio! Alitandogli il suo amore in pieno volto, come un incendio in una foresta o in una grande città, e il Signore rideva perché gli Angeli avevano paura”.
Wim Wenders è anche un grande appassionato di musica rock. I suoi film sono rock nel senso migliore che si può dare a questa parola. E nulla come la musica rock sa esprimere la mancanza. Senza la musica sarei rimasto solo un regista, disse una volta. Il cielo sopra Berlino è pieno di grandi canzoni rock, come quando la protagonista che ascolta sempre Nick Cave ballando sulle sue canzoni va a vederlo in concerto incontrando un angelo. Se ne incontrano di angeli ai concerti rock. Una volta Bob Dylan disse: metti su un disco e gli angeli dell’universo si radunano immediatamente intorno. E’ proprio così. Alla fine, il segreto del film di Wenders è che noi uomini siamo angeli. Gli angeli di Wenders sono solo un trucco, per esprimere la nostra minuscola incapacità di essere eterni. O come diceva Enzo Jannacci, noi uomini che stiamo al mondo per far incazzare gli angeli con la nostra incapacità quotidiana. “Tirando le somme, senza rock’n’roll niente sogni. Senza sogni niente coraggio. Senza coraggio nessuna azione” dice il regista tedesco. Senza angeli nessuna possibilità di essere messi in contatto con l’eterno.

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