E’ la fame di Lui che fa vincere

Vincent Nagle

sabato 27 settembre 2014

Per molti anni il mio lavoro come prete si è interrotto a causa del mio licenziamento, dovuto normalmente a dichiarazioni, parole o affermazioni che erano o troppo rozze per essere sopportate, o troppo provocatorie per poter passare senza forti reazioni. Alla fine, un mio superiore venne da me con il dichiarato intento di dirmi che dovevo abbandonare queste provocazioni e continuare invece in un modo che potesse essere accettato dagli altri senza reazioni violente. Mi vergognai abbastanza di me stesso, ma mi sentii anche consolato nel pensare che, dopo tutto, vi era qualcuno nella storia cristiana le cui parole erano state a volte ancor più provocatorie, più capaci di portare a violente reazioni che non le mie: sto parlando del Signore Gesù.

Il Vangelo di questa domenica è un buon esempio di quanto sto dicendo. “Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo…’In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio'” (Mt 21,31). Ora, questa è un’accusa tale da sollevare una tempesta di proteste indignate. Non sono forse sacerdoti e anziani quelli che si sono dedicati a essere modelli di vita secondo Dio, a compiere i loro doveri nel loro tempio, nelle loro famiglie, nelle loro comunità? Non sono proprio loro i buoni sui quali può contare e costruirsi la società? E non sono invece i pubblicani coloro che tolgono i beni al popolo di Dio per consegnarli ai violenti miscredenti della forza militare di occupazione, riempiendo al contempo i propri forzieri? E non sono le prostitute che distruggono l’ordine della vita familiare, portando gli uomini a tradire la fiducia e l’affetto delle loro famiglie e a dilapidare i propri beni senza riguardo per il benessere della moglie e dei figli?
È difficile non rimanere offesi dalle parole di Gesù. Ho perfino sentito apologisti musulmani citare queste parole come prova che “le parole del profeta Gesù” sono state distorte e che i Vangeli non sono quindi affidabili. “Nessun uomo di Dio potrebbe aver detto una cosa simile”.

In effetti, come avrebbe potuto dire questo? Perché lo avrebbe fatto? Lo ha fatto per dare ai suoi ascoltatori una scossa tale da risvegliarli alla condizione fondamentale della vita che avevano invece dimenticato. Essi non pensavano più di aver bisogno della salvezza misericordiosa di Dio e non riuscivano perciò a riconoscere il Salvatore, perché ritenevano che la salvezza mediante il perdono dei peccati avesse poco o niente a che fare con loro. Gesù cercò di liberarli da questa illusione. Infatti, Gesù non era venuto in primo luogo per assicurare la coesione nella famiglia o il buon ordine nella società, o forse è meglio dire che voleva dare un più vero fondamento a questi grandi beni.

Se penso a queste affermazioni “offensive” di Gesù, mi viene alla mente un’immagine che mi aiuta a chiarire di più le parole di Gesù. Penso a due astronauti sulla Luna. Terminati i compiti loro assegnati sul pianeta, risalgono sul modulo di atterraggio e premono il bottone di accensione dei razzi per tornare alla nave madre. Ma non succede niente. Sono inchiodati alla superficie lunare. Ci vorrà molto tempo prima che arrivino per salvarli e, nel frattempo, potrebbero morire per mancanza d’aria, cibo e acqua. Uno dei due astronauti apre immediatamente il libro con le procedure e comincia a mettere in pratica ciò che in esso è prescritto, seguendo fedelmente le istruzioni. L’altro comincia ad andare nel panico, ignorando ogni regola e mettendo ancor più a repentaglio la loro sopravvivenza, e il primo astronauta comincia a odiarlo. Ad un certo punto, il cattivo astronauta prende delle provviste e fugge via. Ma quando arrivano i soccorsi, chi ha bisogno di essere salvato? Entrambi! Sono tutti e due sulla stessa barca! Cosa potrebbe essere più assurdo del primo astronauta così compreso del suo comportamento diligente e della sua fredda obbedienza da dimenticare che anch’egli è nella stessa situazione dell’altro astronauta: ha bisogno di essere salvato!
Questa è la consapevolezza che rende tutti noi – anche i macellai islamici che uccidono, stuprano e distruggono nel nome di Dio – ciascuno e ognuno di noi assolutamente simili. Scoprire il nostro bisogno di salvezza mediante la presenza del Salvatore è scoprire ciò che unisce me a ogni essere umano in un oceano di compassione. Questo è ciò che gli anziani avevano dimenticato, di essere nella stessa condizione e con lo stesso bisogno dei peccatori. Gesù cerca di risvegliare tutti noi a questo fatto fondamentale.

http://www.ilsussidiario.net/News/Editoriale/2014/9/27/Se-le-prostitute-entrano-prima-di-noi/print/534157/

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