La lealtà con la propria esperienza

 

Andrea Simoncini

 

lunedì 25 agosto 2014

Strano tipo il Giuda di Doninelli. Per un verso classico, per altro del tutto sorprendente.

Come in tutte le opere teatrali (giacché la struttura narrativa di questo romanzo è decisamente “teatrale”) le prime battute del protagonista svelano – in forma sintetica – il suo animo:  

“Non essere d’accordo con qualcuno non è un delitto. 

Io amai quell’uomo fino alla fine e cercai in tutti i modi di salvargli la vita. Il mio solo delitto fu quello di non essere d’accordo con lui, ma questo che delitto sarebbe?”.

Dunque, questo è il punto. Amore da una parte e ragione dall’altra. Sentimento, ok, ma lasciamo stare la scienza. La grande frattura moderna. In questo, il personaggio doninelliano ha – scusate il paragone – qualcosa di un altro Giuda per me famosissimo (non certo nella letteratura o nella teologia): quello – scuro di pelle – di Jesus Christ Superstar, che appare sulla scena con un epico riff di chitarra elettrica anni 70 e una battuta fulminante: “Adesso ho le idee più chiare – finalmente, e anche troppo bene, posso vedere dove andremo tutti a finire. Se separi il mito dall’uomo, vedrai dove presto finiremo”.

Gesù brucia il mito, perché non parla di Dio, ma lui, corporalmente, è Dio.

Per questo, Giuda vuol bene a Gesù, tantissimo e sinceramente, ma non crede a quello che vede. Direbbe Jean Guitton “non sottomette la sua ragione all’esperienza”.

L’aspetto classico è proprio questo: Giuda consegna Gesù ai sacerdoti perché lo ama ed è convinto in tal modo di sottrarlo alla furia del popolo ebraico quando si accorgerà che non è il Messia che tutti aspettano: un forte leader politico e rivoluzionario anti-romano.

In questo la tesi di Doninelli è tutt’altro che “romantica” o fittizia (per la fiction) ma ben documentata: chi ha studiato tecnicamente il processo a Gesù (non solo il Papa emerito, ma anche uno studioso ebreo come Joseph Weiler, professore di diritto a NYU) ha ormai accertato che quel processo – per come va a finire – presenta moltissime anomalie giuridiche sul piano della procedura penale rabbinica del tempo (come codificata in seguito nel Trattato Sanhedrin della Mishnah); dal tipo di condanna, al periodo in cui si svolge – la Pasqua – al tempo in cui avviene l’udienza, ai testimoni, etc.

Per tutte queste ragioni un ebreo del suo tempo, per di più colto e molto fiducioso nelle leggi e nelle procedure, com’era Giuda, sarebbe stato più che sicuro che i sommi sacerdoti non avremmero mai condannato a morte Gesù, tutt’al più lo avrebbero rinchiuso in prigione, al sicuro da sommosse popolari.

Ma l’aspetto piu sorprendente è quello che riguarda la ragione di Giuda, o meglio come lui usa la ragione. Come ho detto, Giuda non crede a quel che vede.

“Chiunque tra voi abbia frequentato la scuola per contabili non può aver dimenticato la prima lezione di Economia. La prima lezione di economia apre una finestra sull’Universo e sulla sua verità. L’universo non è come lo vediamo, perché è noto che i nostri occhi sanno essere bugiardi. Io ho visto un uomo compiere miracoli, eppure se mi domandaste ‘tu credi nei miracoli?’ io vi risponderei come ho sempre risposto a me stesso: no, io non credo nei miracoli”.

Dunque, Giuda, prima che tradire Gesù, non è leale con la sua stessa esperienza umana.

E qual è la conseguenza di chi ragiona cosí? 

Come il Giuda anni 70 di Lloyd Webber, preferisce credere al mito: una spiegazione falsa – palesemente falsa – ma estremamente utile per sistemare le cose.

Sempre nella famosa prima lezione di Economia, Giuda non solo impara a diffidare degli occhi, ma apprende che in principio era il Kaos e il Kaos, ad un certo punto, ha creato il Kronos – il Tempo – e cosí facendo è nato tutto.

Cos’è, dunque Dio? Uno “che si è incaricato di dare una misura al caos, di rendere tutto quel disordine utile, di dare un senso a tutte le cose che all’origine non avevano nessun senso, proprio come una giovinetta che agghinda la nonna per la sua festa di compleanno”.

Dio ha solo lo scopo di dare una “norma” al caos. Una legge, per evitare che – come dicevano i romani – “cives ad arma veniant”.

Ma un Dio cosí, un Dio ex-post, che arriva sulla scena quando la creazione è gia stata fatta (un Dio ritardatario, verrebbe da dire…) non ci ricorda qualcun altro? Questa è la vera sorpresa nella sorpresa delGiuda di Doninelli. Il vero traditore di Gesù è Kant. Esatto, proprio l’Immanuel – che nome paradossale!– che nascerà oltre 1700 anni dopo!

Dio non è nient’altro che il nome che abbiamo dato alla legge prodotta dalla nostra ragione. 

Giuda-Kant emerge chiarissimo dinanzi alla Maddalena. “Un atto è morale se dietro di esso si può intravedere una norma che tutti possano seguire: per questo la prostituta che inondò i piedi del Nazareno per me era e restava solo una prostituta, che agiva e pensava come una prostituta”.

Questo è l’amaro destino di Giuda e dei kantiani contemporanei: nati per vivere i valori di Gesù, senza Gesù, finiscono per non capirlo più. Lo amano, ma non sono più d’accordo.

 

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