I genitori non bastano

«Dio e la religione non hanno mai avuto un ruolo nella mia vita», almeno fino a quando «la mia figlia più grande non ha deciso di farsi battezzare e diventare cattolica». Comincia così la lettera ospitata martedì 15 gennaio dal quotidiano progressista britannico Guardian e firmata da James Harrington, giornalista inglese trasferitosi nel 2009 in Francia, «ateo tendente all’agnosticismo», sposato con «un’atea fervente».

TUTTO MA NON CONSACRATA. «Battezzato da bambino», James ha ben presto lasciato perdere la religione, anche se «ero d’accordo con mia moglie che nostra figlia avrebbe potuto scegliere la vita che voleva, tranne entrare nell’esercito e diventare consacrata». Poi la scoperta che voleva farsi battezzare. «Questa non sarebbe dovuta essere una grande sorpresa. In Francia l’abbiamo iscritta a una scuola cattolica, scelta solo perché un collega mi aveva rassicurato sull’eccellente qualità dell’educazione. E se devo essere sincero era proprio così, non ci siamo mai dovuti lamentare, anzi al contrario, avevamo tutte le ragioni per ringraziare il mio collega».

«CHE CORAGGIO MIA FIGLIA». A scuola la ragazza ha conosciuto la religione cattolica, attraverso l’ora di insegnamento facoltativa, e «chissà quanto coraggio le è servito per dirci quello che voleva. Era chiaro che la nostra coraggiosa e dolce figlia aveva riflettuto a lungo sulla fede». James e la moglie non l’hanno però lasciata andare senza prima discuterne: «Nostra figlia ci ha parlato della Genesi, della natività, della crocifissione di Gesù, del Paradiso. Noi invece del Big Bang, degli amici, della famiglia, del cibo, del coniglietto pasquale e della vita moderna».

«LA SUA CONVERSIONE CI HA CAMBIATI». «Ma dopo tutto questo e nonostante la nostra antipatia verso dio e la creazione, lei aveva ancora il coraggio di dirci in faccia e davanti al sacerdote che la nostra visione del mondo per lei non era sufficiente. Lei crede e voleva essere battezzata e voleva essere cattolica», continua James, che non è rimasto indifferente alla conversione della figlia: «Non posso negare che quello che lei ha detto a me e mia moglie ha cambiato il nostro percorso compiaciuto, indifferente alla religione e buonista».

«ANDRÒ CON LEI FINCHÉ POSSO». James descrive così le conseguenze della conversione della figlia: «Per me, questo significa viaggi regolari per assistere a “lezioni cattoliche”, andare a messa la domenica senza sapere quando alzarmi e sedermi, sperando che il prete non venga da me con il microfono durante la predica». Insomma, conclude il cronista inglese, «per me significa uno sforzo in più e per mia moglie una non piccola dose di frustrazione. Ma questo è tutto per mia figlia. Ha fatto un primo passo lungo una strada che, alla fine, dovrà percorrere da sola. Io andrò con lei finché posso, ma lei sa che è il suo viaggio. Sta andando dove io non posso seguirla. Spero solo che la prossima volta che prende una decisione definitiva per la vita, si ricordi di quando ci ha detto che aveva fede in qualcosa in cui non credevamo. E che noi abbiamo creduto a lei».

COMING OUT SPIRITUALE. La lettera di James ricorda in qualche modo la storia di Thierry Bizot, intellettuale francese che ha riscoperto la fede dopo l’incontro con l’«amore di un Dio non inavvicinabile, come credevo da piccolo, ma umano, reale». La sua vicenda, raccontata nel libro Catholique anonyme, è stata poi ripresa dalla moglie, Anne Giafferi, regista non credente, nel film L’amore inatteso, uscito nelle sale l’anno scorso. Il film non mostra solo come «una persona “normale”, nel senso di equilibrata e poco vulnerabile, possa, controvoglia, essere toccata dalla fede», secondo le parole di Giafferi, ma documenta anche l’esistenza di un pregiudizio anticattolico nella società che «rende difficile il “coming out spirituale”. La Chiesa cattolica è spesso percepita come vecchia, complessata, fuori moda».

Leggi di Più: Lettera di un padre ateo sulla conversione della figlia | Tempi.it

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4 thoughts on “I genitori non bastano

    • religion makes sense if it is a response that improves life, which makes her more human, more passionate. Faith is verifying that the wishes of happiness, beauty, love, freedom, truth and eternity are real data because they are about to take place.
      thank you

  1. Ho osservato che spesso, nei casi in cui,i genitori agnostici o atei, pensano di educare alla libertà i loro figli non trasmettendo alcuna religione, ottengono poi il risultato opposto, forse perché i figli si son sentiti, durante la loro crescita, deprivati d’una possibilità di vita più soddisfacente, qual è appunto la cura alla spiritualità e alla speranza.
    Purtroppo devo dire, che succede anche il contrario, nelle famiglie cattoliche dove si assiste spesso ad un percorso opposto: i figli battezzati frequentano la chiesa, con particolare assiduità durante la preparazione alla prima comunione, periodo che dura due o tre anni buoni.Poi tutto si allenta, anche il buon esempio dei genitori che in seguito, tendono ad essere poco assidui alla messa. Quando giunge l’adolescenza, ossia proprio quell’età che può sembrare adeguata a ricevere il sacramento della cresima attraverso un nuovo percorso religioso, i ragazzi ormai più grandi cominciano a rimandare se non addirittura a rifiutare, sia il percorso di preparazione, sia la frequenza alla messa.Inizia così una gioventù che si allontana sempre più da tutti i valori del cristianesimo. Quale risposta dare, perché questo non accada? Aggiungo che le mie osservazioni, partono dai miei stessi figli e nipoti già grandi e si allargano alle loro conoscenze ed amicizie che in varia misura sono anche mie.Ciao cara amica.

    • Quello che dici è vero, se la fede non è un’esperienza verificabile che ti rende più bello il vivere , l’adolescente si allontana dalla pratica cattolica . Questo ricordo è successo anche a me, ma ti dirò che sono stata poi sempre attratta, nell’adolescenza, da esperienze che erano cattoliche , come per esempio lo scoutismo ,e poiché la mia famiglia non frequentava , io vivevo il cattolicesimo come moralismo. Ora che faccio parte del Movimento di CL , la fede è una verifica di ogni giorno e i miei figli, che contestano la Parrocchia (a ragione ) vivono però insieme a noi genitori i tanti gesti che facciamo, per esempio la Colletta alimentare , o la vacanza in montagna e le occasioni di Messe e Celebrazioni. Voglio dire che in qualche maniera sono dentro un clima culturale che nasce dall’esperienza cristiana e pur nella nostra fragilità possono confrontarla con il resto che li circonda.

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