Fine della speranza

 

– Ehi, tu, dove vai di fretta? Hai voglia di giocare?

– Non sono Tu: mi chiamo Armand. Va bene, giochiamo. Vuoi fare una partita a scacchi?
– Io sono Luc. Gli scacchi no… Facciamo qualcosa di più divertente. Tipo nascondino.
– Non ti piacciono gli scacchi o non sei capace?
– Ma no, è che sono rimasto sdraiato per tre anni. Ho voglia di correre.
– Cavolo, tre anni! Io no, solo otto-nove mesi credo. Comunque, se vuoi giocare a nascondino, dobbiamo trovare altri compagni.
– Ho visto qualche altro ragazzino laggiù. Andiamo verso, magari li becchiamo.
– Ma non è che mi stai prendendo in giro?
– E perché dovrei?
– Scusa, ma è che ci sono appena rimasto male per una bugia che mi hanno raccontato.
– E chi te l’ha detta?
– Mio papà. È successo tempo fa, quando ero a Liegi. Ma ho capito solo da poco che mentiva. È stato mentre ero in clinica da pochi giorni. A un certo punto, ha detto che non avrei mai più visto la mamma. E invece, me la sono trovata davanti proprio poco fa! Era bella come il giorno prima dell’incidente, nemmeno un graffio.
– Quando l’hai vista!?
– Quando?? Prima! Che ne so qui che ora è. Vuoi che cerchiamo la tua, Luc?
– No, secondo me non c’è qui. L’ultima volta che l’ho vista, però mi ha dato un bacio. Poi mi ha domandato se non volevo soffrire più. Diceva che bastava spegnere la macchinetta accanto. Tipo quando ti rasano i capelli cortissimi e tu non vedi l’ora che stacchino quella dannata corrente dal rasoio?? Mi capisci? Insomma, ho annuito col capo. Poi basta. Mi sono risvegliato qui tutto d’un tratto. Come un albero strappato dal vento.
– Anche a me hanno chiesto la stessa cosa. Io, lì per lì, speravo mi domandassero tutt’altro!
– Cosa volevi che ti chiedessero?
– Se volevo una moto! Solo che non potevo. Bisogna essere maggiorenni per guidarla…
– Però ti hanno dato il permesso di arrivare fin quassù da solo.
– Sì, infatti. Non l’ho mica capita questa. Potevo decidere di venirmene fin quassù da solo, ma sulla sella della moto, no e poi no…
– Ti capisco bene, Armand;  a me piace la Yamaha R6, ce l’hai in mente? Comunque, dai: qui è bellissimo! Secondo me, mia mamma – quando l’ho vista piangere l’ultima volta – mica immaginava che sarei capitato un posto così figo. Probabilmente, non ne sapeva proprio nulla. Lei penserà che adesso io non ci sia più, finito nel nulla. E invece, ci sono eccome!
– Dobbiamo dirglielo ai nostri genitori, secondo te Luc? Così cambiano un po’ posto per le vacanze. Mio padre ne avrebbe bisogno, di riposo intendo. A volte, mi pare di vederlo: stanco, confuso. Io sono vivo e lui pare morto. Non spegne più nemmeno la luce per dormire. Spero solo che col tempo non finisca anche lui come me.
– Vuoi dire morire in un incidente? Mah…, sarebbe molto difficile…
– No, io non sono stato ucciso dall’incidente. Ma dalla fine della speranza.
– Comunque non credo si riesca a tornare indietro da qui. Secondo me Armand, dobbiamo aspettare che arrivino loro. Hai ancora fretta?
– No, adesso non più.

Il Belgio sta per estendere l’eutanasia ai minori. Le commissioni competenti del Senato hanno adottato a larghissima maggioranza il testo di legge che consente  la morte volontaria anche ai bambini. I piccoli incurabili di qualsiasi età potranno scegliere – con l’accordo dei genitori – di mettere fine alla propria vita.

Leggi di Più: L’incontro. Un racconto sull’eutanasia in Belgio | Tempi.it

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