Presenza sorgiva

Un impegno personale
Il tempo è passato senza accorgersene e alle 13.30 il presidente è andato via. Doveva partecipare a una riunione con i suoi ministri per affrontare l’atto terroristico compiuto dall’Ejército del pueblo paraguayo (Epp, guerriglieri che sostengono di lottare per i diritti del contado paraguaiano e che seminano il terrore nel nord del paese, dove era stato vescovo l’ex presidente Fernando Lugo) che quello stesso giorno avevano ammazzato tre poliziotti.

Prima di andar via, con un gesto di profonda gratitudine, ci ha detto: «Padre e collaboratori tutti, come ho già affermato pubblicamente, voglio donare il mio stipendio di presidente della Repubblica del Paraguay alla Fondazione, e inoltre voglio collaborare anche col mio aiuto personale. Incarico dell’esecuzione di questo impegno mia figlia Sofia» (A fianco la lettera che certifica la donazione dello stipendio, ndr).

Ancora una volta la Divina Provvidenza ci ha mostrato il suo volto pieno di tenerezza. Ancora una volta ho toccato con mano quello che afferma Gesù: «Se aveste fede quanto un granellino di senape, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe». Nella mia vita questa affermazione non è mai stata una retorica, o una metafora, ma il modo di agire di Gesù. Il problema sta nella nostra autocoscienza. O è un’autocoscienza definita ontologicamente da Cristo, oppure no.

Il governo precedente, quello del presidente Franco, è stato afferrato dall’iniziativa di Dio nella Fondazione. E quando è finito, molte persone, preoccupate, si domandavano cosa sarebbe accaduto con un governo contrario al partito liberale. Non erano passati nemmeno tre giorni dall’insediamento del nuovo presidente e già la risposta di Gesù era diventata molto chiara, sorprendendo tutta la Repubblica del Paraguay.

Presenza sorgiva o reattiva?
Il problema è, come ci ha insegnato don Giussani e ci testimonia Julián Carrón, siamo una presenza sorgiva o reattiva nel mondo in cui viviamo? Siamo chiamati a sconvolgere il mondo con il nostro modo di essere, di vivere e non a reagire alle circostanze, alle provocazioni. Sono testimone che l’affetto che i governanti hanno per noi dipende solo dal fatto che siamo una presenza sorgiva.

Come ha affermato uno dei più grandi giornalisti paraguaiani alcuni anni fa, quando, dopo avere visitato la clinica, lui, ateo ed ebreo, ha detto: «Se quello che ho visto è Dio, allora anch’io posso credere in lui». È vero, Dio mi chiede tutto, ma mi dona molto, molto di più. La vita è solo ed esclusivamente una questione di fede, fede vissuta nel concreto come forma della propria autocoscienza. Questo è il mio impegno, il resto appartiene alla libertà di ciascuno.

Leggi di Più: Aldo Trento: visita del presidente Cartes ai nostri malati | Tempi.it

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