L’impatto che scuote

(..)Noi sappiamo che il cuore dell’uomo è fatto per l’infinito. E questo desiderio, anche se sepolto sotto mille distrazioni ed errori, è incancellabile. Rimane in lui l’attesa di un compimento. Perché nessun «falso infinito» − per usare un’espressione di Benedetto XVI −, con cui tante volte identifica il suo compimento, riesce a soddisfarlo. «Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde se stesso? Cosa potrà dare l’uomo in cambio di sé?» (Mt 16,26).

A questa attesa, però, non può semplicemente rispondere una dottrina, un insieme di regole, una organizzazione, ma piuttosto l’avvenimento di una umanità diversa. Come disse don Giussani durante il Sinodo sui laici del 1987, «ciò che manca non è tanto la ripetizione verbale o culturale dell’annuncio. L’uomo di oggi attende forse inconsapevolmente l’esperienza dell’incontro con persone per le quali il fatto di Cristo è realtà così presente che la vita loro è cambiata. È un impatto umano che può scuotere l’uomo di oggi: un avvenimento che sia eco dell’avvenimento iniziale, quando Gesù alzò gli occhi e disse: “Zaccheo, scendi subito, vengo a casa tua”». Allora come oggi, solo una creatura nuova, un testimone di una vita cambiata può suscitare di nuovo la curiosità per il cristianesimo: vedere realizzata quella pienezza che uno desidera raggiungere, ma non sa come. Uomini nuovi che creano luoghi dove ciascuno possa essere invitato a fare la verifica che fecero i primi due sulla riva del Giordano: «Vieni e vedi», perché «una fede che non possa essere reperta e trovata nell’esperienza presente, confermata da essa, utile a rispondere alle sue esigenze, non sarà una fede in grado di resistere in un mondo dove tutto, tutto, dice l’opposto» (L. Giussani, Il rischio educativo).

Juliàn Carròn, Sinodo dei Vescovi 2012 , L’avvenimento di un’amanità diversa in grado di ridestare l’interesse per la fede

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Attraversare il nichilismo

(..)Se oggi la Chiesa propone un nuovo Anno della fede e la nuova evangelizzazione, non è per onorare una ricorrenza, ma perché ce n’è bisogno, ancor più che 50 anni fa! E la risposta da dare a questo bisogno è la stessa voluta dai Papi e dai Padri del Concilio e contenuta nei suoi documenti. Anche l’iniziativa di creare un Pontificio Consiglio destinato alla promozione della nuova evangelizzazione, che ringrazio dello speciale impegno per l’Anno della fede, rientra in questa prospettiva. In questi decenni è avanzata una «desertificazione» spirituale. Che cosa significasse una vita, un mondo senza Dio, al tempo del Concilio lo si poteva già sapere da alcune pagine tragiche della storia, ma ora purtroppo lo vediamo ogni giorno intorno a noi. E’ il vuoto che si è diffuso. Ma è proprio a partire dall’esperienza di questo deserto, da questo vuoto che possiamo nuovamente scoprire la gioia di credere, la sua importanza vitale per noi uomini e donne. Nel deserto si riscopre il valore di ciò che è essenziale per vivere; così nel mondo contemporaneo sono innumerevoli i segni, spesso espressi in forma implicita o negativa, della sete di Dio, del senso ultimo della vita. E nel deserto c’è bisogno soprattutto di persone di fede che, con la loro stessa vita, indicano la via verso la Terra promessa e così tengono desta la speranza. La fede vissuta apre il cuore alla Grazia di Dio che libera dal pessimismo. Oggi più che mai evangelizzare vuol dire testimoniare una vita nuova, trasformata da Dio, e così indicare la strada. La prima Lettura ci ha parlato della sapienza del viaggiatore (cfr Sir 34,9-13): il viaggio è metafora della vita, e il sapiente viaggiatore è colui che ha appreso l’arte di vivere e la può condividere con i fratelli – come avviene ai pellegrini lungo il Cammino di Santiago, o sulle altre Vie che non a caso sono tornate in auge in questi anni. Come mai tante persone oggi sentono il bisogno di fare questi cammini? Non è forse perché qui trovano, o almeno intuiscono il senso del nostro essere al mondo? Ecco allora come possiamo raffigurare questo Anno della fede: un pellegrinaggio nei deserti del mondo contemporaneo, in cui portare con sé solo ciò che è essenziale: non bastone, né sacca, né pane, né denaro, non due tuniche – come dice il Signore agli Apostoli inviandoli in missione (cfr Lc 9,3), ma il Vangelo e la fede della Chiesa, di cui i documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II sono luminosa espressione, come pure lo è ilCatechismo della Chiesa Cattolica, pubblicato 20 anni or sono.

Venerati e cari Fratelli, l’11 ottobre 1962 si celebrava la festa di Maria Santissima Madre di Dio. A Lei affidiamo l’Anno della fede, come ho fatto una settimana fa recandomi pellegrino a Loreto. La Vergine Maria brilli sempre come stella sul cammino della nuova evangelizzazione. Ci aiuti a mettere in pratica l’esortazione dell’apostolo Paolo: «La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda… E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie per mezzo di Lui a Dio Padre» (Col 3,16-17). Amen.

Benedetto XVI

L’omelia del Papa per l’apertura dell’Anno della fede

Bells of Europe

 

16/10/2012 – Anteprima del film al Sinodo dei Vescovi 2012

Nella serata del 15 ottobre, dopo la sessione sinodale, è stato presentato a un certo numero di padri sinodali il film “Bells of Europe – Campane d’Europa” sul tema dei rapporti fra il cristianesimo, la cultura europea e il futuro del Continente.
Il film presenta estratti di una serie di eccezionali interviste originali con le maggiori personalità religiose cristiane, il Papa Benedetto XVI, il Patriarca ecumenico Bartolomeo I, il Patriarca di Mosca Kirill, l’Arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, l’ex Presidente della federazione delle Chiese Evangeliche in Germania Wolfgang Huber e altre personalità della politica e della cultura.
Il filo unificante del film è dato dal suono delle campane dei diversi angoli del Continente e dalla fusione di una campana nell’antica fonderia di Agnone. La colonna sonora è realizzata anche con musiche del famoso compositore estone Arvo Pärt. Anche Arvo Pärt è intervistato, e spiega come sia stato appunto ispirato dal tintinnio delle campane.
Realizzato dal Centro Televisivo Vaticano in base a un’idea del Padre Germano Marani, con il supporto di diverse altre istituzioni, fra cui la Fondazione La Gregoriana, il film è ora a disposizione di RAI Cinema, che ne detiene i diritti per la diffusione televisiva e home video.
Un fascicolo con i testi integrali delle interviste realizzate in occasione del film, in versione italiana e inglese, è stato distribuito a tutti i partecipanti al Sinodo.
Da segnalare naturalmente anzitutto il testo dell’ampia intervista finora inedita del Santo Padre Benedetto XVI, che riportiamo qui di seguito:

INTERVISTA CON SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

D. – Santità, nelle sue encicliche Lei sta proponendo un’antropologia forte, un uomo abitato dalla carità di Dio, un uomo dalla razionalità allargata dall’esperienza di fede, un uomo che ha una responsabilità sociale grazie alla dinamica della carità, ricevuta e donata nella verità. Santità, proprio in questo orizzonte antropologico in cui il messaggio evangelico esalta tutti gli elementi degni della persona umana, purificando le scorie che offuscano l’autentico volto dell’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio, Lei ha più volte ribadito che questa riscoperta del volto umano, dei valori evangelici, delle profonde radici dell’Europa è motivo di grande speranza per il continente europeo e non solo… Può spiegarci le ragioni della sua speranza?

Santo Padre – Il primo motivo della mia speranza consiste nel fatto che il desiderio di Dio, la ricerca di Dio è profondamente scritta in ogni anima umana e non può scomparire. Certamente, per un certo tempo, si può dimenticare Dio, accantonarlo, occuparsi di altre cose, ma Dio non scompare mai. E’ semplicemente vero quanto dice sant’Agostino, che noi uomini siamo inquieti finché non abbiamo trovato Dio. Questa inquietudine anche oggi esiste. E’ la speranza che l’uomo sempre di nuovo, anche oggi, si ponga in cammino verso questo Dio.

Il secondo motivo della mia speranza consiste nel fatto che il Vangelo di Gesù Cristo, la fede in Cristo è semplicemente vera. E la verità non invecchia. Anch’essa si può dimenticare per un certo tempo, si possono trovare altre cose, la si può accantonare, ma la verità come tale non scompare. Le ideologie hanno un tempo contato. Sembrano forti, irresistibili, ma dopo un certo periodo si consumano, non hanno più la forza in loro, perché manca loro una verità profonda. Sono particelle di verità, ma alla fine si sono consumate. Invece il Vangelo è vero, e perciò non si consuma mai. In tutti i periodi della storia appaiono sue nuove dimensioni, appare tutta la sua novità, nel rispondere alle esigenze del cuore e della ragione umana che può camminare in questa verità e trovarvisi. E perciò, proprio per questo motivo, sono convinto che ci sia anche una nuova primavera del cristianesimo.

Un terzo motivo empirico lo vediamo nel fatto che questa inquietudine oggi lavora nella gioventù. I giovani hanno visto tante cose – le offerte delle ideologie e del consumismo –, ma colgono il vuoto in tutto questo, la sua insufficienza. L’uomo è creato per l’infinito. Tutto il finito è troppo poco. E perciò vediamo come, proprio nelle nuove generazioni, questa inquietudine si risveglia di nuovo ed essi si mettono in cammino, e così ci sono nuove scoperte della bellezza del cristianesimo; un cristianesimo non a prezzo moderato, non ridotto, ma nella sua radicalità e profondità. Quindi, mi sembra che l’antropologia come tale ci indichi che ci saranno sempre nuovi risvegli del cristianesimo e i fatti lo confermano con una parola: fondamento profondo. E’ il cristianesimo. E’ vero, e la verità ha sempre un futuro.

D. – Santità, Lei ha più volte ribadito che l’Europa ha avuto e ha tuttora un influsso culturale su tutto il genere umano e non può fare a meno di sentirsi particolarmente responsabile, non solo del proprio futuro, ma anche di quello dell’umanità intera. Guardando avanti, è possibile tratteggiare i contorni della testimonianza visibile dei cattolici e dei cristiani appartenenti alle Chiese ortodosse e protestanti, nell’Europa dall’Atlantico agli Urali, che, vivendo i valori evangelici in cui credono contribuiscano alla costruzione di un’Europa più fedele a Cristo, più accogliente, solidale, non solo custodendo l’eredità culturale e spirituale che li contraddistingue, ma anche nell’impegno a cercare vie nuove per affrontare le grandi sfide comuni che contrassegnano l’epoca post-moderna e multiculturale?

Santo Padre – Si tratta della grande questione. E’ evidente che l’Europa ha anche oggi nel mondo un grande peso sia economico, sia culturale e intellettuale. E, in corrispondenza a questo peso, ha una grande responsabilità. Ma l’Europa deve, come Lei ha accennato, trovare ancora la sua piena identità per poter parlare e agire secondo la sua responsabilità. Il problema oggi non sono più, secondo me, le differenze nazionali. Si tratta di diversità che non sono più divisioni, grazie a Dio. Le nazioni rimangono, e nella loro diversità culturale, umana, temperamentale, sono una ricchezza che si completa e dà nascita ad una grande sinfonia di culture. Sono fondamentalmente una cultura comune. Il problema dell’Europa di trovare la sua identità mi sembra consistere nel fatto che in Europa oggi abbiamo due anime: un’anima è una ragione astratta, anti-storica, che intende dominare tutto perché si sente sopra tutte le culture. Una ragione finalmente arrivata a se stessa che intende emanciparsi da tutte le tradizioni e i valori culturali in favore di un’astratta razionalità. La prima sentenza di Strasburgo sul Crocifisso era un esempio di questa ragione astratta che vuole emanciparsi da tutte le tradizioni, dalla storia stessa. Ma così non si può vivere. Per di più, anche la “ragione pura” è condizionata da una determinata situazione storica, e solo in questo senso può esistere. L’altra anima è quella che possiamo chiamare cristiana, che si apre a tutto quello che è ragionevole, che ha essa stessa creato l’audacia della ragione e la libertà di una ragione critica, ma rimane ancorata alle radici che hanno dato origine a questa Europa, che l’hanno costruita nei grandi valori, nelle grandi intuizioni, nella visione della fede cristiana. Come Lei ha accennato, soprattutto nel dialogo ecumenico tra Chiesa cattolica, ortodossa, protestante, quest’anima deve trovare una comune espressione e deve poi incontrarsi con questa ragione astratta, cioè accettare e conservare la libertà critica della ragione rispetto a tutto quello che può fare e ha fatto, ma praticarla, concretizzarla nel fondamento, nella coesione con i grandi valori che ci ha dato il cristianesimo. Solo in questa sintesi l’Europa può avere il suo peso nel dialogo interculturale dell’umanità di oggi e di domani, perché una ragione che si è emancipata da tutte le culture non può entrare in un dialogo interculturale. Solo una ragione che ha un’identità storica e morale può anche parlare con gli altri, cercare una interculturalità nella quale tutti possono entrare e trovare una unità fondamentale dei valori che possono aprire le strade al futuro, a un nuovo umanesimo, che deve essere il nostro scopo. E per noi questo umanesimo cresce proprio dalla grande idea dell’uomo a immagine e somiglianza di Dio.
«Bells of Europe – Campane d’Europa». Intervista al Papa su Cristianesimo e Europa, Sito CL

 

Pregare la poesia

M. Chagall

Contrapunctus XII
a Rodolfo Quadrelli
In quel parco, la panchina e i pochi alberi spogli, le
[ basiliche
di S. Lorenzo, nella foto scialbata, sei contristato e
[ lontano.
«Come si distrugge una cultura» e se ne toglie ogni
[ radicamento
ogni possibile sviluppo, da ramo a ramo, si inquinano le
[ fonti,
se ne blocca lo svolgimento, il futuro.
Non chiusi nel presente, il tempo respira dal futuro
il passato respira nel futuro, un po’ gatto, un po’ pianta, un
[po’ sasso.
Una linea melodica s’inabissa nel cartiglio, in un silenzio
[ millenario, un seme
millenario, dalla preistoria alla storia alla preistoria.
Alla fine delle dita, da una mano all’altra,
da un’impronta all’altra, da un segno all’altro,
da un significato all’altro, da un simbolo all’altro,
da un passo all’altro, da una voce all’altra, da silenzio a
[ silenzio,
dall’altra parte dello specchio, nel rovescio della mente,
[ corpi fra i corpi.

Amedeo Anelli

You take my breath away

Sometimes it amazes me
How strong the power of love can be
Sometimes you just take my breath away

You watch my love grow like a child
Sometimes gentle and sometimes wild
Sometimes you just take my breath away

And it’s too good to slip by
Too good to lose
Too good to be there
Just to use
I’m gonna stand on a mountain top
And tell the news
That you take my breath away

Sometimes it amazes me
How strong the power of love can be
Sometimes you just take my breath away

Your beauty is there in all I see
And when I feel your eyes on me
Oh don’t you know you just take my breath away

And it’s too good to slip by
Too good to lose
Too good to be there
Just to use
I’m gonna stand on a mountain top
And tell the news
That you take my breath away

And it’s too good to slip by
Too good to lose
Too good to be there
Just to use
I’m gonna stand on a mountain top
And tell the news
That you take my breath away

La continuità

Michael Shevack

Rimini – 27 agosto

L’intervento del rabbino di New York su «Sogno americano e realtà». La sfida della modernità alla ragione dell’uomo. Brani scelti

Il problema di questi nostri tempi moderni è che il materialismo ha inibito la nostra capacità di comprendere la vita. () La cattiva spiritualità di religioni del passato ha dato vita al cattivo materialismo di oggi, e dal cattivo materialismo dei giorni nostri vediamo cominciare a sorgere una rinnovata cattiva spiritualità, nella quale la vita è considerata come una realtà virtuale, e non come una realtà reale creata dalle mani di Dio, ma una simulazione fatta al computer dalla mente umana. (…)
La questione della unità dell’essere umano non è diversa da quella della unità tra giudaismo e cristianesimo e tutte le altre religioni del mondo, perché quando il corpo è considerato illusione, è come dire che l’opera di Dio è un’illusione. E così cadrebbero i fondamenti stessi dell’ebraismo e della cristianità. Perché ciò che abbiamo in comune è un’idea brillante che al mondo non era apparsa prima dell’ebraismo e del cristianesimo, e questa idea è per l’appunto la “Storia sacra”; gli esseri umani sono così il veicolo attraverso cui la divinità si esprime. Nell’antico popolo ebraico la presenza viva di Dio era percepita come vivente, similmente la cristianità ritiene oggi che questa presenza di Dio sia nella carne palpitante di Gesù Cristo.

Principio di continuità
Che cosa fa sì che un sogno sia diverso dalla realtà, ci avete mai pensato? In realtà c’è molta confusione perché sono assai simili soprattutto dopo la psicanalisi, perché un sogno ha un proprio significato, ha scienza, e anche la realtà ce l’ha, e la realtà ha un significato, soprattutto se si segue l’opera di don Giussani, dunque che differenza c’è fra un sogno e la realtà? La differenza sta nel fatto che quando la mattina ci si sveglia c’è continuità col giorno precedente, e il vaso di frutta che era stato posto sul tavolo da pranzo è rimasto nella medesima posizione in cui si trovava la sera prima. Se la vita fosse un sogno, sarebbe un sogno assai strano, perché ha in sé questo principio di continuità, ora questo concetto di continuità, questo principio di continuità, è una idea ebraica, un’idea cristiana, ed è una idea musulmana; perché questo principio stabilisce che c’è continuità e che noi di conseguenza troviamo qui il regno di Dio, grazie alla storia sacra. Questo Dio si è manifestato attraverso le mani dell’uomo in azioni continue e reali che permanevano, azioni che la stessa natura non poteva sciogliere. Attraverso gli esseri umani il carattere eterno di Dio si era reso visibile, e non sarebbe stato sciolto, disciolto. Le realizzazioni umane non necessariamente si dissolvono, non dobbiamo assistere alla nascita e alla decadenza di ogni regno, possiamo assistere alla permanenza dei regni sulla terra. E questa fu l’idea di Israele, l’idea di un popolo permanente che sarebbe stato testimone dell’eternità di Dio. In virtù della rivelazione divina al popolo ebraico, questo è diventato eterno, e la nostra natura eterna da’ testimonianza dell’eternità di Dio nella Storia sacra, e questo non è un sogno, questo è un fatto: quello degli ebrei è l’unico popolo dell’antichità che è sopravvissuto fino ai giorni nostri con una continuità storica senza nessuna interruzione.(..)

Tracce.it, La vita non è sogno

Trasformazione

Bisogna  sapere che l’amore  non giunge mai alla perfezione prima che gli amanti siano totalmente conformi che si trasfigurino   l’uno nell’altro: solo allora l’ amore  sarà  pienamente sano(..) La figura del suo Sposo , che é il Verbo Figlio  di Dio…questa é la figura in cui  l’anima intende trasformarsi per amore (..)

Cantico Spirituale XI, 12 , Giovanni della Croce

I bambini e l’infinito

Meeting in Beirut

A history of the encounter between Caracalla Dance Theatre and the Meeting

By Otello Cenci

Next Meeting’s inaugural show will truly be an exceptional event. On stage will be over fifty dancers, actors, and singers coming from all over the world, featuring costumes rich in colors and sparkling accessories, with a modern and at the same time baroque scenography, exhilarating and captivating music, the universal theme of love between a young couple and the conflict between their families.

This event exemplifies the true nature of the Meeting, the reason why this event was born and what makes it exciting every year: taste for beauty, passion for man and his desire for happiness, sincere and personal involvement with reality and its problems.
The dance theater company, founded by Abdel-Halim Caracalla in 1970, is located in Beirut, capital of Lebanon, a city that has always been at the crossroads between people of different origins, culture, and religions.

In 1960 Abdel left Baalbeck to study dance and landed in New York as the student of a famous dancer and choreographer considered today the “mother” of modern dance: Martha Graham (who attended the Meeting in 1984). After returning to Lebanon, Abdel Caracalla started a dance theatre company that unites modern and traditional oriental techniques. In 1972 the company made its international debut in Japan at the Osaka Festival which was followed, in these thirty years, by tours all over the world. I saw their first show, Zayed & the Dream, in Abu Dhabi thanks to a common friend and I was inevitably struck by the charm of the music, the brightness of the colors, the musicality of the language, and the liveliness of the scenography in which real horses entered the stage amongst dozens of dancers, surrounded by fable landscapes created through modern technology.

It’s an apotheosis of energy and poetry, a performance full of flavors as strong and sharp as their cuisine, as the colors of the sky and the natural landscape that make Lebanon a credible hypothesis of earthly paradise. The excellent dance technique of the dancers who come from all over the world is not exposed as the protagonist on stage, but it is at the service of the show and the storyline. One perceives a natural harmony that binds together the dozens of dancers involved in the choreography; a harmony that makes them one body, able to express itself in slow and delicate movements or, more frequently, in rhythmic and vigorous ones, with a complete unity of intent and timing.
The result is a show of great emotional impact: popular, because rich in particulars and simple in the narration that seeks to speak to the public.

After this first encounter, last year Abdel and Ivan Caracalla (Ivan is Abdel’s son and director of the company) came to Rimini to get to know the Meeting for Friendship Amongst People. As they visited the Meeting, I saw in their eyes the same wonder I felt in Abu Dhabi and I got confirmation of this in their greeting to president Emilia Guarnieri.

And so the professional relationship became close enough to developeinto a friendship during my last trip to Beirut on the occasion of the presentation of their last work, ‘Villager’s – Opera’.

Here I verified how loved this company is in the city, known by everyone and esteemed by the highest local institutions and authorities which were all in attendance. I also discovered the beauty of a dance school opened twelve hours a day that brings together about 1,500 children of different ages, traditions, and religions.

In a city like Beirut, this is not an obvious thing.
I met some of the company’s young members who work side by side during the day teaching children and I better understood that unity that one perceives as a spectator. I felt Abdel and Ivan close and equal to me, so caring and hospitable, so proud of their traditions, so passionate about their work and so in need of someone who, every day, gives meaning once more to all this doing and being.

And so, in this journey that already sees us as companions, the next appointment is August 19 in Rimini for the inaugural show of the XXXIII edition of the Meeting where the Caracalla Dance Theatre Company will present ‘Villager’s Opera,’ in my opinion an exceptional event not to miss! You can find photos and videos of the show on the Meeting website.

meetingrimini.it