Uomo fino in fondo

(..)Ci si vergogna di se stessi a pensare una parola del genere, ci si vergogna della cattiveria a pronunciare una parola del genere, a parlare della caduta, di una caduta di Gesù, aveva appena provato con se stesso, aveva appena conosciuto istantaneamente, aveva conosciuto che cos’era quella terribile tentazione, cos’era quella angoscia terribile e nella sua carne aveva conosciuto cos’è la debolezza della carne, l’infermità di ogni carne. Ecco, sembra dire: guardate cos’è la nostra carne, l’infermità di ogni carne. Ecco sembra dire: guardate cos’è la nostra carne e la nostra tentazione, bisogna vegliare, bisogna pregare, non si è mai tranquilli, non si ha mai un momento di tranquillità, un momento tranquillo, anch’io vostro fratello non sono mai tranquillo. E come dicevano quelle brave donne: ecco cos’è la vita, nell’esistenza non si è mai tranquilli. Di nuovo per la seconda volta se ne andò e pregò dicendo: Padre mio se questo calice non può passare senza che io ne beva sia fatta la tua volontà “iterum secundum”, per la seconda volta se ne va, per la seconda volta prega, per la seconda volta dice “si non potest”, riprendendo, ripetendo il “si possibile est” della prima volta, della prima ritirata, della prima solitudine, della prima preghiera; ma si arrende, si sottomette e già al negativo “si non potest” e, meraviglioso accordo interiore, come resuscita, come rianima, come rinnova, come ricorda, come rimmemora la preghiera, come ritrova qui la preghiera che lui stesso ha insegnato agli uomini, lui stesso ha inventato ai tempi della predicazione, lui stesso ha concepito, ricevuto in un colpo di santità, la preghiera che lui stesso aveva fermato, trovato, insegnato sulla montagna, nel sermone, nel discorso della montagna; come dire che sulla montagna, ai tempi della montagna non aveva per così dire fatto altro che insegnarcela, agli apostoli, ai discepoli, alla folla, a tutti gli uomini, a noi. Era un grande insegnamento, un insegnamento divino, il solo che sia così sceso sulla terra, un insegnamento unico, grande, una predicazione divina e infine, permettimi di dirlo, amico mio, mi capisci bene, sai che da parte mia non potrebbe esserci nessuna sfumatura irrispettosa, non sono così stupida e ho troppo il senso della storia e allora permettimi di dirtelo: era solo un insegnamento, era solo una predicazione. Invece in quella notte tragica, in quella estremità, in quel culmine della sua miseria ne fece uso soprattutto lui, lui per primo, lui come uomo, lui uomo, lui come noi, lui il primo di noi, come uno qualunque di noi, se ne servì soprattutto lui per primo perché ne aveva bisogno per la sua estrema miseria, per la sua ineguagliabile, tragica miseria, e venne di nuovo e li trovò che dormivano. I loro occhi erano infatti appesantiti e avendoli lasciati partì di nuovo e pregò per la terza volta dicendo le stesse cose; allora venne verso i suoi discepoli e disse loro: dormite ancora e vi riposate, ecco che l’ora s’è avvicinata e il Figlio dell’Uomo sarà consegnato nelle mani dei peccatori, alzatevi, andiamo, ecco che s’è avvicinato colui che mi consegnerà. E l’indomani circa all’ora nona, Gesù gridò a gran voce dicendo: Elì, Elì lama sabactani, che significa mio Dio mio Dio perché mi hai abbandonato? E la spugna imbevuta di aceto e messa in cima a una

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canna, ora Gesù gettando per la seconda volta un grande grido emise lo spirito. Occorre sperare, amico mio, occorre credere che quel doppio sconvolgente clamore e quell’inverosimile invocazione, eco, risuono, rimbombo del giardino degli ulivi, della veglia e delle tre preghiere di deprecazione non significava altro che la morte carnale e la paura della morte carnale. Dio mio Dio mio “ut qui dereliquisti me” “perché mi hai abbandonato”. Quella strana, quell’incredibile invocazione non maschera, non nasconde, non cela un’altra paura e un’altra morte, non denuncia, non rivela un altro mistero, un mistero mistico, un mistero infinitamente più profondo. Mettiamo che avesse il corpo, che il suo corpo si fosse ben difeso, il suo corpo si era ribellato, il suo corpo era insorto davanti alla morte, davanti alla morte del corpo, fino alla fine era stato un uomo, aveva avuto un corpo di uomo, il corpo che l’aveva portato trentatré anni, il corpo che aveva ricevuto lo Spirito di Dio, il corpo soprattutto che l’aveva sostenuto, che lo sosteneva in quei due giorni, il giovedì e il venerdì, il corpo di uomo alla fine non voleva saperne, come un corpo di uomo si ribellò, insorse contro la morte del corpo, e anche lui seguì il suo corpo, in un certo senso come noi peccatori e come tanto spesso i santi, seguì come un povero uomo il suo corpo, le indicazioni del suo corpo, l’invocazione del suo corpo, l’evocazione del suo corpo, compiendo così con meraviglioso coronamento, compiendo la sua incarnazione nella redenzione, rendendo perfetto il mistero della sua incarnazione nella perfezione stessa, nel compimento, nell’opera del mistero della redenzione. Se non avesse avuto quel corpo, amico mio, se fosse stato, se fosse rimasto un puro spirito, se si fosse reso angelo, se non fosse stato l’anima carnale, insomma se non si fosse reso quell’anima carnale, un’anima carnale come noi, come i nostri, tra noi, tra i nostri. Se non avesse affatto sofferto quella morte carnale come noi, cadrebbe tutto, bambini, cadrebbe tutto il sistema, perché non sarebbe affatto uomo, assolutamente. Non sarebbe affatto davvero uomo, uomo fino in fondo, ignorando non provando, rifiutando provare il più grande terrore dell’uomo, la più grande miseria dell’uomo, non sarebbe uomo, quindi non sarebbe l’uomo Dio, Gesù, l’ebreo Gesù

 Da VERONIQUE. DIALOGO DI UNA STORIA E DELL’ANIMA CARNALE (ED. MENSILE 30 GIORNI E ED. PIEMME)

Mercoledì, 21 agosto 2002, ore 21.00

Relatori:
Antonio Debenedetti, Giornalista; Andrea Carabelli, Attore

Moderatore:
Luca Doninelli, Scrittore

2 thoughts on “Uomo fino in fondo

  1. Dal sorgere del sole al suo tramonto
    sia lodato il nome del Signore.
    Su tutti i popoli eccelso è il Signore,
    più alta dei cieli è la sua gloria. (Sal 112)

    Buonanotte dolcissima amica Il Signore Vegli su te e i tuoi cari ….ed anche su me e sulle persone che amo:)
    ♥ vany

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