Vale per tutto

” Vieni, camminiamo insieme, andiamo verso una verità, che non sono io , ma la verità è un Altro”

Luigi Guissani

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Tutto il nostro umano

(.)Perché l’uomo possa rendersi conto pienamente, dunque, di che cosa vuol dire Gesù Cristo, occorre che ciascuno di noi sia davanti a Lui con tutto il proprio umano. Senza questa umanità, senza questa coscienza attenta, tenera ed appassionata di me stesso, non mi sarà possibile riconoscere Cristo. La ragione è molto semplice : Cristo si pone come risposta a ciò che sono io; perciò, senza coscienza di me stesso anche quello di Gesù Cristo finisce per diventare un nome.(..)

Jullian Carròn

 

sales.it

La gioia e il dolore

 

(..)Ed è proprio questa la traccia, quasi il sigillo indelebile che pare infatti suggellare la maestosa partitura di Franck dedicata al celebre Discorso della Montagna, in cui Gesù proclama alcune delle verità più rivoluzionarie del suo messaggio evangelico; uncapovolgimento di prospettiva che sembra ribaltare gli equilibri prescritti dalla mentalità dominante, ma che in realtà apre le porte del Suo ingresso nella vita quotidiana di chiunque accetti la scommessa di seguirLo. E allora il centuplo quaggiù diventa una realtà sperimentabile per i poveri in spirito, gli afflitti, i miti e i misericordiosi, coloro che hanno fame a sete della giustizia, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati per causa della giustizia, ma anche per coloro che vengono offesi, derisi e insultati per la loro fede.(..)

tratto da Tracce.it, Cèsar Franck, La musica delle Beatitudini, Andrea Milanesi

Il paragone

Guarda, se vuoi che nessuno ti prenda in giro, prendi il tuo cuore, la tua umanità, la tua sproporzione, questo desiderio di pienezza che ti costituisce, prendilo in mano e usalo, usa la tua umanità e paragona tutto con essa! (Don Giussani – Tracce feb 2007 – copertina)

Principe

La terra del creatore

E’ vuota la valle del tuo cuore
Il sole, sorge lentamente mentre cammini
Lontano da tutte le paure
E tutte le colpe che ti sei lasciato alle spalle

Del raccolto non è rimasto cibo che tu possa mangiare
Tu, cannibale, carnivoro, vedi
Ma ho visto la stessa cosa
Conosco la vergogna nella tua sconfitta

Ma io continuerò a sperare
Ed io non ti lascerò soffocare
Col cappio intorno al collo

E troverò la forza nel dolore
E cambierò i miei metodi
Riconoscerò il mio nome quando verrà di nuovo chiamato

Perché ho altre cose per riempire il mio tempo
Tu prendi quello che è tu, io prenderò quello che è mio
Adesso lasciami davanti alla verità
Che rinfrescherà la mia mente infranta

Perciò legami a un palo e tappami le orecchie
Riesco a vedere vedove e orfani attraverso le mie lacrime
Perciò conosco il richiamo nonostante le mie colpe
E nonostante i miei timori crescenti

Ma io continuerò a sperare
Ed io non ti lascerò soffocare
Col cappio intorno al collo

E troverò la forza nel dolore
E cambierò i miei metodi
Riconoscerò il mio nome quando verrà di nuovo chiamato

Perciò esci dalla tua cava camminando sulle mani
E guarda il mondo stando a testa in giù
Puoi capire la dipendenza
Quando conosci la terra del creatore

Perciò fai il tuo richiamo da sirena
E canta tutto quello che vuoi
Non ascolterò quello che hai da dire

Perché mi serve libertà ora
O ho bisogno di sapere come
Vivere la mia vita come dovrebbe essere

Amato dal sole

“Perché il problema non è che l’uomo sia impeccabile, ma che sia vero; che incominci a porsi, a collocarsi nel suo punto di realtà e di verità. Allora è come se l’ultimo dei giorni, è come se l’estremo delle cose, è come se il mistero di Dio cominciasse a ricomporsi in un sorriso verso di lui, in un atteggiamento rigenerante e accogliente verso di lui; e come se incominciasse a farlo vincere (don Luigi Giussani).“

L'Uomo Treme amato dal Sole - pastello

L’ideale realizzabile

La felicità è la realizzazione totale e intera di ciò cui aspiriamo, di ciò che desideriamo; è il compito del desiderio che definisce la dinamica del nostro cuore; è l’adempimento dell’esigenza di verità, di giustizia, di bellezza, di amore.

Luigi Giussani

Rosanna Gangemi

Todas as cartas de amor sào ridìculas

Fernando Pessoa chiese gli occhiali
e si addormentò
e quelli che scrivevano per lui
lo lasciarono solo
finalmente solo…
così la pioggia obliqua di Lisbona
lo abbandonò
e finalmente la finì
di fingere fogli
di fare male ai fogli…

e la finì di mascherarsi
dietro tanti nomi,
dimenticando Ophelia
per cercare un senso che non c’è
e alla fine chiederle “scusa
se ho lasciato le tue mani,
ma io dovevo solo scrivere, scrivere
e scrivere di me…”
e le lettere d’amore,
le lettere d’amore
fanno solo ridere:
le lettere d’amore
non sarebbero d’amore
se non facessero ridere;
anch’io scrivevo un tempo
lettere d’amore,
anch’io facevo ridere:
le lettere d’amore
quando c’è l’amore,
per forza fanno ridere.

E costruì un delirante universo
senza amore,
dove tutte le cose
hanno stanchezza di esistere
e spalancato dolore.

Ma gli sfuggì che il senso delle stelle
non è quello di un uomo,
e si rivide nella pena
di quel brillare inutile,
di quel brillare lontano…

e capì tardi che dentro
quel negozio di tabaccheria
c’era più vita di quanta ce ne fosse
in tutta la sua poesia;
e che invece di continuare a tormentarsi
con un mondo assurdo
basterebbe toccare il corpo di una donna,
rispondere a uno sguardo…

e scrivere d’amore,
e scrivere d’amore,
anche se si fa ridere;
anche quando la guardi,
anche mentre la perdi
quello che conta è scrivere;
e non aver paura,
non aver mai paura
di essere ridicoli:
solo chi non ha scritto mai
lettere d’amore
fa veramente ridere.

Le lettere d’amore,
le lettere d’amore,
di un amore invisibile;
le lettere d’amore
che avevo cominciato
magari senza accorgermi;
le lettere d’amore
che avevo immaginato,
ma mi facevan ridere
magari fossi in tempo
per potertele scrivere…

L’uomo e la donna

«Questo è il paradosso dell’amore fra l’uomo e la donna: due infiniti si incontrano con due limiti; due bisogni infiniti di essere amati si incontrano con due fragili e limitate capacità di amare. E solo nell’orizzonte di un amore più grande non si consumano nella pretesa e non si rassegnano, ma camminano insieme verso una pienezza della quale l’altro è segno».

Rainer Maria Rilke

Sir Francis Dicksee

(..)«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa. Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; […] Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato» (Mt 10, 34-37; 39-40).

In questo testo Gesù si presenta come il centro dell’affettività e della libertà dell’uomo. Ponendo se stesso al cuore degli stessi sentimenti naturali, si colloca a pieno diritto come loro radice vera. In tal modo Gesù rivela la portata della promessa che la sua persona costituisce per quanti lo lasciano entrare. Non si tratta di una ingerenza di Gesù a livello dei sentimenti più intimi, ma della più grande promessa che l’uomo abbia potuto mai ricevere: senza amare Cristo, la Bellezza fatta carne, più della persona amata, quest’ultimo rapporto avvizzisce, perché è Lui la verità di questo rapporto, la pienezza alla quale l’un l’altro si rinviano e nella quale il loro rapporto si compie. Solo permettendogli di entrare in esso è possibile che il rapporto più bello che può accadere nella vita non si corrompa e con il tempo muoia. Tale è l’audacia della sua pretesa. In questo momento appare in tutta la sua importanza il compito della comunità cristiana: favorire un’esperienza del Cristianesimo come pienezza di vita per ogni uomo. Solo nell’orizzonte di questo rapporto più grande, come diceva Rilke, è possibile non consumarsi, perché ciascuno trova in esso il suo compimento umano, sorprendendo in sé una capacità di abbracciare l’altro nella sua diversità, di gratuità senza limiti, di perdono sempre rinnovato.(..)

Julian Carròn, La trasmissione della fede nella famiglia