Approdi di sogno nel nostro reale

O il desiderio di compimento  si compie ora o il nostro è un approdo di sogno…

 

(..)Don Giussani affermò che il desiderio di felicità, di verità, di giustizia, di bellezza costituisce la scin- tilla che accende il «motore», per cui l’uomo «si mette a cercare il pane e l’acqua, si mette a cerca- re il lavoro, a cercare la donna, si mette a cercare una poltrona più comoda e un alloggio più decen- te, si interessa a come mai certi sono trattati in un modo e lui no, proprio in forza dell’ingrandirsi, del dilatarsi e del maturarsi di questi stimoli che ha dentro e che la Bibbia chiama globalmente cuore» (cfr. L’io, il potere, le opere, pag. 173).

Tuttavia, la mentalità dominante tende a ridurre sistematicamente i desideri dell’uomo, cercando di governarli, di appiattirli, fino a creare «smarrimento dei giovani e cinismo degli adulti». Per questo occorrono movimenti che educano il desiderio, fino a permettere quell’esperienza di libertà che è soddisfazione del desiderio, e «incapaci di rimanere nell’astratto […], tendono a mostrare la loro verità attraverso l’affronto dei bisogni in cui si incarnano i desideri, immaginando e creando struttu- re capillari e tempestive che chiamiamo “opere”», cioè «forme di vita nuova per l’uomo», come le chiamò Giovanni Paolo II al Meeting di Rimini nel 1982.(..)

Giorgio Vittadini, Desiderio, Libertà e sussidiarietà

Alberto Storari

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La vera passione per l’uomo

(..)Ogni piccolo gesto, ogni persona che ci vuol bene, dice, «non sono se non l’involucro sensibile e simbolico di Uno che ci porta terribilmente amore, fino a perseguitarci con gelosia e passione». (..)

Luigi Giussani

Vittorio Menditto

Uomini come Parsifal

(..)Neppure la dimenticanza, i condizionamenti, hanno impedito a Parsifal di spendere la vita nella ricerca del Graal: Parsifal non è stato un modello di coerenza, il suo eroismo è stato soltanto vivere, continuando ad affermare e ad inseguire la ragione della sua esistenza, e non poteva non giungere a vedere ciò che da sempre c’ era e da sempre lui aveva cercato. E’ questo nesso con l’ ideale, con l’ infinito, che rende l’ uomo libero, capace di ricominciare sempre, di assumere responsabilità di fronte a se stesso e di fronte alla storia. (..)

Meeting 1985, Parsifal & superman

Eppure sempre in lotta

Caravaggio, Golia

 

Quindi sembrò come se gli uomini dovessero procedere
dalla luce alla luce, nella luce del Verbo,
Attraverso la Passione e il Sacrificio salvati a dispetto
del loro essere negativo;
Bestiali come sempre, carnali,
egoisti come sempre, interessati e ottusi
come sempre lo furono prima,
Eppure sempre in lotta,
sempre a riaffermare,
sempre a riprendere la loro marcia
sulla via illuminata dalla luce;
Spesso sostando, perdendo tempo,
sviandosi, attardandosi, tornando,
eppure mai seguendo un’altra via.
T.S.Eliot, Cori da “La Rocca”

Le mani dell’ Essere

(..) Ha la certezza che ciascuno di noi abbia un compito – «anche tu che non credi a niente, amico!», lui ti direbbe – discreto ed essenziale: senza il nostro lavoro, le mani dell’Essere avrebbero meno presa sulle cose. «Non avverti che il tuo io si disfa quando non mendica l’Essere?», mi dice. «L’Essere ci vuole coinvolgere, prende tra le mani il nostro marasma, come la madre ascolta la voce del bambino e ci comunica se stesso». Senza questo, detto da un vecchio dagli occhi verdi come acque lucenti, vivere sarebbe molto meno che vivere. Ripete: «Senza Cristo le cose si sfarinerebbero, l’io sarebbe sperduto. Invece…». Il vino buono, il pane fragrante e gustato lentamente («Dopo la poesia e la musica, il gusto per la bellezza si esercita negli uomini sul cibo e sul vino», dice inaspettatamente). Provo qui a trascrivere gli appunti un po’ malfermi di un incontro personale che non aveva intenzione di essere un’intervista. Mi si scuserà il rincorrersi di maiuscole e di minuscole: non ci capisco nulla, ma anche con la “e” minuscola, l’essere è tutto, tu che leggi sei tutto. Torna spesso la parola carità. Se come il fumo dell’incenso rischia di indisporre qualcuno, pensi che somiglia all’amore, ne è il nome cristiano.(..)

Renato Farina, Intervista a Don Giussani

Teomondo Scrofalo

Se aderiamo alla Bellezza che sopravvive a tutto

“Don Giussani era toccato, anzi ferito dal desiderio dalla bellezza e non si accontentava con una bellezza qualunque, con una bellezza banale, cercava la bellezza stessa, la Bellezza infinita”

Tratto dall’ Omelia del Card. J.Ratzinger ai funerali  di Don Giussani ( 24 febbraio 2005)

Lucamenes, La bellezza ci salverà

Il mistero della Presenza

Magritte, Il mistero della natura

“E VOI, CHI DITE CHE IO SIA?”

UN MISTERO DI PRESENZA, DI PERDONO E RESURREZIONE

Luigi Giussani

Il senso della vita e la sua verità, ciò per cui si nasce, si ha avuto la carne costitutiva del corpo, si svolgono i pensieri che zampillano, ci si preoccupa di questo o di quello, per cui si passa dal giorno alla notte e dalla notte al giorno, e si rincorrono i mesi, gli anni; il senso di tutto questo non coincide con quello che possiamo immaginare o decidere noi stessi: è misterioso. Nessuno sa, nessun profeta: «neanche il Figlio, ma il Padre solo» dice il Santo Evangelo.

Il senso della nostra vita è misterioso; è «nelle mani di Dio», come dicevano i nostri vecchi. «Nelle mani di Dio», come qualche volta riusciamo a dire anche noi, con minore forza e verità. Ma questo «essere nelle mani di Dio» innanzitutto vuol dire che qualunque cosa noi si subisca, o qualunque cosa attraverso la quale noi quotidianamente passiamo, qualunque cosa accada, tutto è per un positivo, per un bene. Non si può staccare l’idea del Mistero di Dio dalla parolabene. Tutto è nelle mani di Dio e quindi tutto è per il bene. Che avvertimento più grande può dare un padre ai suoi figli che egli si soffermi a guardare nella prospettiva del loro destino? Che tutto è bene.(..)

L’ideale è un ‘indicazione della natura

Kandinsky

(..)L’ideale è dettato dalla natura ed emerge col passare del tempo, se si persegue l’indicazione che la natura porta con sé. L’ideale è innanzitutto una indicazione della natura: per esempio, l’esigenza dell’amore o l’esigenza della giustizia. Tu non sbagliavi a fare quello che facevi per passione della giustizia; sbagliavi nell’identificare, come risposta alla giustizia, quello che immaginavi tu. Invece la giustizia implica rapporti che sono stabiliti dalla natura. Non ci siamo fatti noi, non ci facciamo noi; le esigenze che urgono dentro la nostra personalità non ce le siamo costruite noi. Tu ti potrai costruire una certa immagine di giustizia. Questa immagine, quello che tu hai chiamato sogno, se non tiene conto delle indicazioni della natura non si realizzerà e tu sarai deluso, cioè giocato. Delusione deriva da una parola latina che vuol dire «essere giocati»; siamo noi che possiamo giocare noi stessi. Illusione è un’altra forma della stessa parola; siamo noi che ci possiamo illudere e deludere, «giocando» quello che ci pare e piace invece che obbedire.
È come se uno fosse su un bastimento a vela, e mettesse le vele in senso contrario a quello che le leggi del vento e della navigazione impongono. Se si seguono le leggi – che non sono nient’altro che la direttiva della natura – il barcone va avanti. Se invece uno volta la vela a capriccio – perché gli piace così – la barca gira su se stessa e può capovolgersi e andare a fondo.
Seguire il sogno vuol dire, nel tempo, incenerire tutto quello che ci viene tra le mani. Sembra bello, appena lo stringiamo, e poi si incenerisce. «Il bene perduto: / un breve razzo in lacrime caduto. / Ciò che avevo afferrato bramosa, / nella mano stretta si sfece, / come a sera la rosa / sotto la volta dell’eternità. / Tutto impallidì, si tacque, / perse colore e sapore, / (e più quel che più mi piacque)», dice una bella poesia di O. Mazzoni.
L’ideale invece indica una direzione che non fissiamo noi; ce la fissa la natura. Perseguendo questa direzione, anche con fatica, anche andando contro le onde – come ci ha ricordato il “volantone” di Pasqua -, l’ideale, col passare del tempo, si realizza. Si realizza in modo diverso da come uno se lo immagina; sempre diverso, sempre più vero. A cinquant’anni, guardando indietro, uno dice: «Per fortuna che ho fatto quell’incontro! Adesso capisco le cose con una verità che gli altri non hanno». Perciò bisogna cercare di conoscere sempre più profondamente l’ideale e non abbandonarsi ai sogni. Il sogno deriva da noi stessi ed è effimero; il tempo lo incenerisce. L’ideale nasce dalla natura di cui siamo fatti, nasce da ciò che ci ha fatti ed è una direzione seguendo la quale il tempo che passa rende sempre più evidente e certo quello cui noi aspiriamo.
L. Giussani