“L’effroi du beau “

“La ferita della bellezza” di Jean-Louis Chrétien

(..) Sbigottimento. Panico. Orrore, addirittura. Queste sono le sensazioni che Chrétien lega alla contemplazione del bello nelle sue poetiche parole (“L’effroi du beau”, “lo sgomento del bello”, è il titolo originale del volume). Proprio perché ferisce, la bellezza ci cambia, inevitabilmente. E mai più potremo guarire. Il parallelo con la conversione, che ha operato in Chrétien il cambiamento supremo, sorge a questo punto doveroso. Ex militante della Gioventù rivoluzionaria comunista, nome noto e attivo negli ambienti di sinistra, Chrétien abbandona la politica e ritorna in modo straordinariamente consapevole alla fede delle sue origini e mette in gioco il suo stesso pensiero informandolo della responsabilità sull’essere e sul logos acquisita con la conversione. Soprattutto Platone e il suo Fedro, ma anche Dante, Pascal, Dostoevskij vengono in questo saggio evocati a testimoniare i doni della bellezza, che hanno il sapore d’un terribile splendore e sono dunque sempre incommensurabili. Se esiste una prova umana del bello, è che esso ci solleva dalla nostra umanità e benevolente si “dimostra” proprio quando rende l’uomo l’unico essere ricettivo alla sua presenza. Se esiste una reazione consona all’interdizione provocata dalla bellezza è il silenzio, l’unico canto possibile di fronte all’esaltazione è un canto impossibile.

© – FOGLIO QUOTIDIANO

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